Manca poco tempo al primo compleanno del canile consortile “Cento Code” di S.Antonino e dall’apertura ben 60 ospiti hanno trovato una nuova famiglia. L’ottimo risultato raggiunto è il frutto di un attento processo di “selezione” degli aspiranti nuovi padroni.

“Il nostro obiettivo finale non è chiudere le porte in faccia agli adottanti, anzi!” ci spiegano le dipendenti ENPA che gestiscono il canile, che aggiungono: “l’unica nostra preoccupazione è quella di affidare il cane alla famiglia giusta per lui e viceversa!”. In molti casi questa attenzione è stata interpretata come rigidità da parte del personale del canile nei confronti degli aspiranti nuovi padroni, quando in realtà è solo la volontà di evitare problemi futuri che potrebbero scaturire da un’adozione fatta con superficialità: “In molti arrivano in canile e chiedono di poter portare a casa un cucciolo, ma non  tutti si rendono conto dell’impegno che una situazione del genere comporta” ci spiegano le responsabili, che precisano: “un cane di pochi mesi equivale ad un neonato, o comunque ad un bambino molto piccolo: richiede energia e pazienza per stargli dietro e seguirlo nei suoi primi passi; un compito per nulla semplice e troppo spesso sottovalutato, che se non viene svolto nella maniera corretta rischia di creare problemi all’animale e quindi anche al padrone”.

Inoltre, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, il canile percepisce un forfait annuo che deve coprire tutte le spese della struttura (dagli stipendi dei dipendenti agli interventi di cui necessitano gli animali) e che non varia in base al numero di ospiti del canile. Insomma, anche da un punto di vista economico oltre che gestionale, al canile non conviene trattenere nella struttura più amici a quattro zampe del dovuto.

“Quando rifiutiamo una nuova adozione non lo facciamo per cattiveria né per mancanza di fiducia. Anche perché per noi e per i volontari non c’è soddisfazione più grande che vedere andare via un cane con le persone giuste” dicono le responsabili. In realtà, analizzando la procedura di adozione, ci si può rendere conto che non prevede nulla di non fattibile, né presenta tempi troppo lunghi: dopo un primo incontro tra gli interessati adottanti e i volontari o i gestori che si occupano in prima persona del cane, si passa alla compilazione di un questionario.

Superata la prima parte strettamente burocratica si procede con il controllo pre affido che prevede, in accordo con gli aspiranti padroni, una visita nella futura casa del cane per alcuni consigli che i gestori danno agli adottanti per migliorare la vita domestica dell’animale e quindi anche la loro.  Superato questo incontro viene ancora richiesto di passare qualche ora in canile con il cane che si vuole adottare che, dopo queste tappe di avvicinamento può essere portato nella sua nuova casa. “L’intero procedimento si conclude con un ultimo controllo post affido mirato a verificare che le condizioni stabilite insieme ai nuovi padroni durante la prima visita siano effettivamente rispettate. La durata e il ritmo del processo di adozione dipendono perlopiù dagli aspiranti adottanti: se riescono ad essere disponibili per i controlli e per il primo incontro con il cane si può chiudere l’affido in due o tre settimane” spiegano le dipendenti ENPA.

Insomma, una ventina di giorni non sono molti se si considera la portata della decisione da prendere: un nuovo amico a quattro zampe che entra ufficialmente a far parte della famiglia, e che in quanto tale merita rispetto e attenzioni.

Benedetta Gini

© Riproduzione riservata