Due settimane fa, abbiamo intervistato il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, che ci ha fornito la sua opinione sulla realizazzione della linea ferroviaria ad altà velocità Torino- Lione. Alla posizione di Chiamparino risponde, su La Valsusa di oggi, giovedì 12 luglio, l’ingegner Angelo Tartaglia, docente di Fisica al Politecnico di Torino e membro della Commissione tecnica che supporta l’Unione Montana Valle Susa e il Comune di Torino per quanto riguarda il progetto del Tav. L’intervista completa è in edicola.

Angelo Tartaglia

Angelo Tartaglia

La To-Lione di oggi non è più quella del 2005. Gran parte del percorso interesserà la linea “storica” e questo potrebbe anche accadere nella tratta italiana, evitando di “bucare” la  collina morenica. Rimane il tunnel di 57 km tra Italia e Francia. Perché protestare?

Perché il problema è proprio il tunnel. Anzi,  diciamolo meglio: è l’intera opera ad essere altamente diseconomica. Un’opera a debito pubblico che, se venisse messa in funzione, avrebbe un costo di gestione e manutenzione che non riuscirebbe ad essere coperto dal traffico e quindi continuerebbe ad accumulare debiti. Dicevamo del tunnel, di 57 km, la parte più rilevante dell’opera: il Cipe nell’agosto scorso ha attualizzato il costo a 9,6 miliardi. Chi sostiene quest’opera non lo fa dal punto vita dei trasporti e dell’economia. A parte chi non è direttamente coinvolto (cioè non deve costruire o finanziare),  la motivazione è ideologica, quasi un assunto “ottocentesco”, secondo cui il progresso è costituito dalle grandi manipolazioni del mondo che abbiamo intorno. E  le dichiarazioni dei politici di vari schieramenti non argomentazioni ma esprimono indignazione verso “chi è contro il progresso”.  Nel merito si dice ben poco. Si dava per scontato, inizialmente, che ci fosse  tantissimo traffico pronto a passare su questa linea. Questi traffici non c’erano in passato, non ci sono oggi, e il quaderno n 10 dell’Osservatorio ha preso atto che quelle previsioni erano inattendibili che si basavano su ipotesi palesemente assurde e su parametri palesemente manipolati al fine di raggiungere lo scopo. Quindi il problema non è spostare la linea un po’ di qua o di là, ma di rivedere il progetto”.

Giorgio Brezzo

Bruno Andolfatto

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