Scrivere poesie non è cosa semplice. A parte la tecnica, c’è anche la necessità (e la difficoltà) di esporre, con pudore, quanto di più intimo si conserva nel proprio cuore. Antonio Derro, insegnante pinerolese in pensione che molti ex studenti del Liceo “Porporato” ricordano con affetto, riesce tuttavia a trasmettere sensazioni ed emozioni difficilmente spiegabili nelle sue raccolte di poesie e in particolare nell’ultima sua opera, intitolata “Nel Giardino di Eden” (Vita Editrice). “Tra Jacurso e la vicina Maida, le montagne e le coste della Calabria, il continuum temporale permette e favorisce un incontro: quello del poeta con il sé stesso bambino — scrivono nella prefazione Giampiero Casagrande e Patrizio Righero — L’incontro e il dialogo commosso avvengono nel giardino dell’Eden, luogo fuori dallo spazio e dal tempo, dove tutto è possibile, anche prendersi per mano e rincontrare i famigliari più cari nei luoghi della memoria”. Il poeta parla dei suoi luoghi natii: una Magna Grecia ancora ben viva nella saggezza terrena dei vecchi contadini, delle antiche nutrici, portatori di conoscenze semplici ma inattaccabili, del Dio nel tutto della Natura. È un “Dio della Luce”, reso palese dalla (e nella) “Madre Terra”, che possiamo trovare solo se usiamo quella saggezza d’un tempo, se osserviamo il mondo con gli occhi del bambino che è capace di sogno e di incanto.

 

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