Quando si avvicina l’estate il primo pensiero è: non pensare più a nulla, staccare la spina, riposare il cervello, in una sorta di quasi-anestesia. In realtà la vacanza è “il tempo in cui viene a galla quello che vuoi veramente”. In una lezione agli studenti adolescenti di GS nel giugno 1962, reperibile sul sito di C.L. (clonline.org), il Servo di Dio don Luigi Giussani definiva così il tempo della vacanza.

Diceva infatti che quello estivo “non è un dover fare, ma un dover essere. La vacanza è il tempo della libertà, non come liberazione dallo studio, ma perché obbliga alla fatica e alla responsabilità della libertà e della sincerità”. Stare al mare, camminare in montagna mi mettono di fronte a delle realtà fisiche, tangibili in cui “io sono sempre io. Il tempo della vacanza è quello della personalità”, durante il quale è bene conservare “la permanenza di un criterio [perché] dopo un po’ di tempo anche la novità cessa e provoca la noia”. Anche nel tempo libero si tenga presente che “la novità è la vera ricerca del nostro destino”.

Non chiudersi in se stessi ma fare attenzione agli altri ed evitare alcuni mali. In primo luogo “considerare il riposo come un dimenticare quello che è accaduto prima”, come un tempo staccato dalla vita quotidiana, un tempo in cui dimentico me stesso e gli altri. L’“assenza di un programma”, rischiando di perdere tempo e non viverlo. Importante quindi “fissare punti nella giornata dedicati a cose serie, alla preghiera”. Si rischia anche di diventare qualcun altro, “di recitare una parte che mi renda più simpatico a quelli che mi circondano” dettata dalla “paura di rimanere soli, che nasconde spesso la paura della responsabilità del tempo”. Vivere il tempo libero permette quindi di comprendere e cercare quello che ci muove davvero, facendo sì che il tempo si viva e non si perda, sia dedicato agli altri e il riposo ci slanci verso le sfide della ripresa quando sarà concluso.

Andrea Andolfatto

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