A Forno di Coazze, a cavallo fra gli anni ’80 del XIX secolo e i ’60 del XX, non si cercava l’oro come nel Klondike, bensì un altro minerale, sicuramente più “spartano” e, forse, pure più utile: il talco. La miniera di Garida, abbarbicata su per le nostre Alpi, a poco più di mille metri di altitudine, è lì per ricordare che sì, anche le nostre Valli hanno avuto un passato di sfruttamento, abbastanza sostenibile, delle risorse minerarie del territorio.

A Garida non si estrae più nulla dal 1968, anno in cui fu chiusa definitivamente, dopo anni di costante calo delle estrazioni per motivi economici, ma rimane un patrimonio storico, culturale e geologico che il pubblico può visitare grazie all’impegno dell’associazione “Geco” che si occupa di mantenere vivo e vivace questo luogo, portando in visita un pubblico “di qualità”, via via sempre più numeroso. Le prossime visite sono previste nei giorni 11, 19, 22 e 28 agosto.

La prenotazione è obbligatoria e va presentata all’Ufficio Turistico di Coazze (viale Italia, 3), di persona o telefonando al numero 011- 9349681 o, ancora, mandando una mail a: turismo@comune.coazze.to.it Il costo della visita è di 10 euro, ma esistono diverse riduzioni per i gruppi, le scuole e per i tesserati del Cai e della Geco.

Alla miniera di Garida è dedicato un ampio servizio che potrete trovare su La Valsusa in edicola fino al prossimo 29 agosto.

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