Il canile consortile “Cento Code” di S.Antonino sta ospitando da qualche mese alcuni cani “ex combattenti” che arrivano da situazioni di sfruttamento e cattività, dopo essere stati sequestrati dalle forze dell’ordine. “Si tratta di animali che non sono aggressivi nei confronti dell’uomo, ma che anzi lo riconoscono come autorità da seguire e a cui obbedire in ogni situazione” ci spiegano le responsabili, che aggiungono: “La loro aggressività si manifesta nei confronti degli altri cani, per questa ragione devono essere tenuti separati dagli altri animali e rieducati di conseguenza. Un luogo comune che bisogna sfatare in merito a questa sfruttata categoria di cani è che non necessariamente un ex combattente è aggressivo e, viceversa, un cane aggressivo non deve per forza essere un ex combattente. Questi animali vengono addestrati e portati allo stremo per farli diventare pericolose macchine da guerra ma non lo sono di natura”.

È’ una situazione difficile quella di cani come Penny e Kitana, attuali ospiti del “Cento Code”. La bellissima Penny ha 4 anni ed è al canile consortile della Val di Susa da circa due mesi. Arriva dal Nord Italia e ha rischiato di diventare un cane combattente: con lei hanno iniziato il crudele addestramento per poi abbandonarla. È stata sequestrata circa un anno fa e adesso che è al “Cento code” ha bisogno di un percorso rieducativo di base che comprenda delle tappe di socializzazione e conoscenza con gli altri cani. Anche Kitana ha un trascorso difficile: questo dogo argentino di sei anni è arrivato dal sud Italia al canile sei mesi fa dopo essere stata confiscata dalle forze dell’ordine.

Nella sua vecchia vita, Kitana era una fattrice, destinata a partorire quanti più possibile futuri combattenti. “La sua è una situazione di aggressività ridotta” ci dicono le responsabili, aggiungendo: “E’ un animale che reagisce solo se minacciato, quando si sente in una posizione di sottomissione. Si tratta di un cane diffidente che fa fatica a fidarsi a causa della sua paura nei confronti del mondo esterno. Essendo già adulta il percorso rieducativo di cui ha bisogno è mirato a farla stare meglio con sé stessa ed eventualmente con il suo futuro adottante. Già, perché la cosa importante è che questi cani possono essere adottati nonostante i loro passati difficili. Ciò di cui hanno bisogno è un nuovo padrone disponibile e pronto ad imparare qualcosa di nuovo per far vivere il proprio cane al meglio.

Benedetta Gini

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