Il 6 maggio 1976 il Nord-Est d’Italia venne sconvolto da una delle più gravi catastrofi naturali del dopoguerra: il Terremoto del Friuli.
Alle ore 21, con una scossa di magnitudo 6.5, la terra tremò con violenza devastante, colpendo in particolare la fascia collinare e montana del Friuli Venezia Giulia.
I comuni che , di fatto, furono rasi al suolo, furono 45; fra questi Gemona, Venzone, Artegna, Osoppo, Trasaghis e Buia. In questi paesi il patrimonio edilizio subì danni gravissimi: interi borghi vennero rasi al suolo, chiese ed edifici storici crollarono, migliaia di abitazioni divennero inagibili nel giro di pochi secondi. Il bilancio umano fu drammatico.
Le vittime furono 990, mentre oltre 2.500 persone rimasero ferite. Decine di migliaia i senzatetto.
La Valsusa ripercorre quei mesi tragici (le forti scosse andarono avanti almeno fino alla fine dell’anno) attraverso le testimonianze dirette di chi accorse in aiuto delle popolazioni friulane: don Dino Morando, attuale parroco di Trana e Reano, che all’epoca divenne, su incarico del card. Michele Pellegrino, il responsabile del campo di lavoro della diocesi di Torino a Gemona; don Romeo Zuppa, parroco di Sant’Ambrogio, che portò i primi aiuti, e tanti altri.
Servizio su La Valsusa del 7 maggio.















