Se Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele stanno vaccinando la propria popolazione a velocità incredibili (lo Stato ebraico ha immunizzato praticamente tutti i cittadini adulti che avevano dato la loro disponibilità), non si può dire la stessa cosa dei Paesi dell’Unione Europea.

Qui la campagna vaccinale arrancava già prima dell’ultimo “stop & go” imposto la scorsa settimana al vaccino di AstraZeneca, a causa di alcuni indimostrati episodi di tromboembolie verificatisi subito dopo la somministrazione del farmaco. Se, dunque, i tre Paesi citati stanno cominciando a pianificare imminenti, seppur timide, riaperture, qui da noi si fa fatica a vedere la fine dei lockdown che ormai si susseguono uno dopo l’altro.

La Commissione Europea scarica le responsabilità sulle aziende farmaceutiche produttrici dei vaccini, ree di non rispettare i tempi di consegna, ma l’Europa non ha comunque dato l’impressione, in questa fase, di avere un potere contrattuale particolarmente convincente. Ai problemi “continentali” si sommano poi quelli organizzativi di ciascuna nazione e l’Italia, ahinoi, non è mai stata un “fulmine”.

Nonostante si trovino al fondo di questa piramide gerarchica, le Asl cercano di “fare tutto il fuoco possibile con la legna che hanno a disposizione”. Non fa eccezione la To3 che è una delle migliori in Piemonte, in quanto a percentuali di vaccinati.

Abbiamo chiesto alla sua direttrice, Franca Dall’Occo, di darci qualche notizia in più.

L’intervista è su La Valsusa del 25 marzo.

Alberto Tessa

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