C’è una casa, a Cinisi, in cui sono stati progettati omicidi, stragi e molto probabilmente anche il furto della Natività del Caravaggio dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo, dipinto non ancora ritrovato.

Fra quei muri abitava il boss Tano Badalamenti, colui che fece assassinare anche Peppino Impastato, la cui casa si trova esattamente a cento passi.

Entrambe le abitazioni sono oggi un luogo di memoria della lotta contro la mafia e sono collegate da una sequenza di pensieri scritti e detti da persone che la mafia l’hanno combattuta, spesso rimettendoci la vita: magistrati, carabinieri, sacerdoti, sindacalisti, giornalisti… Dopo la madre Felicia, morta 17 anni fa, la Memoria vivente e itinerante della lotta di Peppino Impastato contro Cosa Nostra è oggi il fratello minore Giovanni che, nella serata di martedì 12 ottobre, è intervenuto all’Istituto Pacchiotti di Giaveno per presentare il suo ultimo libro, intitolato “Mio fratello. Tutta una vita con Peppino”.

Articolo completo su La Valsusa del 14 ottobre.

 

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