In Cina la seconda ondata di Covid- 19 non è arrivata. O meglio: mentre in Europa ha più l’aspetto di uno tsunami devastante, nel Paese del Dragone somiglia molto a una tenue ondina sul bagnasciuga.

Da maggio conduciamo una vita tutto sommato normale, senza particolari restrizioni”, dice da Qingdao, gigantesca metropoli affacciata sul Mar Giallo, il coazzese Dimitri Ostorero che da qualche anno è il preparatore atletico dei portieri delle giovanili della Qingdao Jonoon, la locale squadra di calcio.

Ma come è stato possibile? Tanta, tantissima autodisciplina e un sistema prontissimo a rispondere alla prima, seppur vaga, minaccia.

Dimitri Ostorero

Dimitri Ostorero

 

Circa un mese fa, sono stati scoperti tre casi positivi in città — spiega Dimitri —. Immediatamente è stata attivata la procedura d’urgenza e, nel giro di tre- quattro giorni, le autorità hanno fatto fare il tampone a circa 10 milioni di persone, l’intera popolazione di Qingdao. L’esito ci è arrivato sul cellulare (dove abbiamo dovuto scaricare un’app simile alla vostra Immuni) dopo 4- 5 giorni. Mentre si aspettavano tutti i risultati, nessuno è potuto né entrare né uscire dalla città e un mio amico, che era partito in aereo alla volta di Shanghai circa una settimana prima che fossero scoperti i tre casi positivi, è stato rintracciato e messo in quarantena, sempre attraverso l’app, uno strumento obbligatorio se si vuole viaggiare sui mezzi pubblici, gli unici luoghi in cui si è ancora costretti a indossare la mascherina”.

Servizio su La Valsusa del 5 novembre.

Alberto Tessa

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