Soltanto chi guarda con superficialità i film della saga di Fantozzi (almeno i primi tre) vede una comicità leggera e demenziale. La realtà e gli stessi film sono molto più complessi. Essi sono una caricatura dell’Italia del post boom economico, quando il nostro Paese pareva dirigersi, lentamente ma inesorabilmente, verso un avvenire migliore.

Lasciate alle spalle le preoccupazioni riguardanti la guerra, la fame e la miseria, l’italiano medio cercava comunque di accaparrarsi un posto al sole, una promozione, un cenno di stima del “direttore galattico” di qualche azienda pubblica o privata, sgomitando per farsi strada, magari senza disdegnare qualche sviolinata al “duca- conte- granfarabutt” di turno e cogliendo ogni occasione per mettere in cattiva luce i colleghi.

Ne emerge uno spaccato tragicomico ben rappresentato prima nei libri e poi nei lungometraggi di Paolo Villaggio che spesso indugia sulla dolorosa solitudine dell’icona stessa dell’impiegato “sfigato”: il ragioniere Ugo Fantozzi.

La vetta di questa solitudine è però forse stata toccata nel personaggio della signorina Silvani, oggetto inarrivabile del desiderio erotico fantozziano interpretato da Anna Mazzamauro che da tempo porta nei teatri italiani il suo spettacolo intitolato “Com’è ancora umano lei, caro Fantozzi”.

Sabato 11 settembre è toccato a Susa ospitare la “signorina Silvani”, che ha virtualmente parcheggiato la Bianchina del collega ragioniere sul palco del salone Rosaz.

Sono state due ore più malinconiche, di amarcord, che ironiche, in cui l’attrice teatrale romana, 83 anni molto ben portati, ha ricordato aneddoti e “cosmogonia” della saga fantozziana.

Articolo completo su La Valsusa del 16 settembre.

 

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