Giovedì 19 settembre al Centro Sociale di Milanere è andato in scena “Vedrai che cambierà. Canto d’amore dedicato alle donne vittime di violenza”, lo spettacolo teatrale ideato e diretto da Beppe Gromi, con la collaborazione della coreografa Katia Bolognesi.

Le giovanissime attrici che hanno dato vita allo spettacolo fanno parte del laboratorio teatrale del Centro Giovani di Almese, e sul palcoscenico hanno portato alcune esperienze di vita di diverse donne nel mondo.

“Su donne uccise, maltrattate e derubate della propria libertà, purtroppo, c’è moltissimo materiale” è l’amaro commento del regista Beppe Gromi, che ci racconta qualche dettaglio sulla preparazione e la nascita dello spettacolo: “ci siamo proposti al Comune di Almese per partecipare ad un progetto della Regione su questo delicato argomento, che abbiamo deciso di trattare con due approcci differenti: la prima parte dello spettacolo si basa su una serie di dati oggettivi e aggiornatissimi su questo difficile tema che, di sé per sé, basterebbero già a parlarne in modo esaustivo.

La seconda parte dello spettacolo si ripropone invece di ricreare un mosaico di diverse e differenti storie di donne che, in maniera completa, possa dare un’idea del marasma di situazioni, volti e vite che si celano dietro ai numeri e alle statistiche”.

A dare voce a queste storie di sofferenza, però, sono state delle ragazze giovanissime, dai 13 ai 18 anni, che si sono trovate catapultate in un universo che conoscevano in maniera solo marginale, grazie (o a causa) del bombardamento mediatico di notizie su questi argomenti.

“Vista l’età delicata delle attrici e il materiale maneggiato in questo spettacolo, abbiamo deciso di farci affiancare da Monica Montabone, una psicologa che ha incontrato le ragazze più volte e ha parlato con loro di quello che avrebbero messo in scena” è stato questo il particolare accorgimento preso dal regista, che ha potuto notare i risultati di questi incontri nelle parole consapevoli delle ragazze che commentano così questa bella e complessa esperienza: “la prima volta che abbiamo visto il copione è stato più difficile immedesimarci nei personaggi che avremmo dovuto portare in scena: si trattava di storie di donne, una fase della vita che per noi è ancora lontana.

Parlandone tutte insieme e imparando a conoscere le figure a cui avremmo prestato la voce, ci siamo avvicinate di più a loro, ed è stato naturale emozionarsi per quello che avremmo raccontato al pubblico” sono le parole di Lucrezia e Martina.

Insomma, l’intervento della psicologa che ha affiancato le ragazze è stato necessario per creare una premessa solida e responsabile alle storie che sono seguite sul palco, e che sono state raccontate giovedì sera con impegno e con leggerezza ma senza superficialità; tutte caratteristiche fondamentali nell’ottica di parlare a viso aperto di una piaga sociale che viene, ancora troppo spesso, sottovalutata.

Benedetta Gini

© Riproduzione riservata