La vita di Aldo Lazzaretti è stata davvero spesa tra i libri, in un mix di visionarietà e pragmatismo, che si è conclusa, a 68 anni, lo scorso 1° ottobre.

Da qualche anno, ormai, aveva lasciato la Val Sangone, alla cui storia e a diversi suoi autori aveva “contribuito a consegnare l’immortalità parziale che il libro concede” (per dirla con le sue parole).

Il suo temperamento e la peculiare visione del lavoro editoriale lo aveva portato spesso a sfoderare le armi della polemica, come invero non ci si può non aspettare da un pisano dal carattere fumantino (seppur “casualmente” messinese per nascita).

Gli si debbono pubblicazioni sulla storia di Sangano, Valgioie e Trana (quest’ultima caso giornalistico e non solo). Ha sempre avuto, poi, sin da fine anni ’90 e dalla felice intuizione di una serie di libretti accompagnati da cartoon e incisioni di voci recitati, una forte attenzioni alle lingue minoritarie e al patrimonio favolistico locale. Ha pure pubblicato testi in varie lingue, oltre che originali pubblicazioni pedagogiche e scientifiche.

Articolo completo su La Valsusa del 7 ottobre.

Marco Margrita

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