I coriandoli di carta nacquero intorno alla metà del XIX secolo a Milano; prima erano semi di coriandolo (da qui il nome) glassati.

È una delle tante curiosità che si possono apprendere se si ha la fortuna di essere accompagnati dal direttore del Museo Accorsi- Ometto, Luca Mana, mentre ci si trova di fronte al quadro “Scene di Carnevale a Milano nel 1847” dipinto da Carlo Bossoli (1815- 1884).

All’autore di origini svizzere che imparò a dipingere guardando gli artisti che realizzavano icone sacre a Odessa il museo di via Po 55 ha voluto dedicare una mostra composta da circa 50 sue opere e da una quarantina di fotografie dell’epoca.

Una scelta, quella di unire quadri e foto, che non è casuale, visto che Bossoli, con un sapiente uso dei colori e della camera ottica con cui ammaestrava la luce, riusciva a “fotografare” con tempera e carta (non tela, altra peculiarità dell’artista) persone, paesaggi e avvenimenti del Risorgimento di cui fu testimone diretto, come le Cinque Giornate di Milano.

Pittore molto apprezzato da Casa Savoia, Bossoli seguì le vicende che portarono all’unificazione dell’Italia, ma raccontò anche, con carta e pennello, il progresso tecnologico, raffigurando, per esempio, la costruzione della linea ferroviaria Torino- Genova, indispensabile infrastruttura voluta da Cavour per favorire lo sviluppo industriale del Regno di Sardegna.

L’esposizione è una sinergia perfettamente riuscita fra istituzioni museali pubbliche e privati. Fra questi ultimi c’è anche un collezionista di Giaveno che ha prestato due opere: “Veduta della scuderia grande di Venaria Reale” del 1853 e “Veduta di Istanbul” del 1878.

Carlo Bossoli

La scuderia grande di Venaria Reale vista da Carlo Bossoli (1853)

 

La mostra “Cronache dall’Ottocento. La vita moderna nelle opere di Carlo Bossoli e nelle fotografie del suo tempo” può essere ammirata fino al 31 gennaio 2021, dal mercoledì al venerdì dalle 10 alle 18, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19 (lunedì e martedì chiuso).

La visita fornisce pure l’occasione di soffermarsi qualche istante per ammirare le stanze e le collezioni permanenti di Palazzo Accorsi, un prestigioso scrigno che contiene tesori accumulati nei decenni, prima da Pietro Accorsi e poi da Giulio Ometto, che tuttora vengono arricchiti e ampliati.

L’Accorsi- Ometto arriva talvolta a rivaleggiare (e vincere) con musei di fama internazionale per accaparrarsi opere d’arte fra le più preziose al mondo e rappresenta una delle poche realtà culturali torinesi ancora caratterizzate da forte dinamismo e autentica voglia di Bellezza.

Alberto Tessa 

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