Camminando sulle nostre montagne capita di incontrare resti di fortificazioni, casematte, scavi in roccia; sono ciò che rimane del Vallo Alpino del Littorio sul versante italiano, un’imponente barriera difensiva smantellata in seguito al Trattato di Pace del 1947.

Se si varca il confine, si trovano invece strutture quasi integre, scampate alla distruzione perché con la rettifica delle frontiere sono finite in territorio francese.

In particolare, nella zona del Moncenisio restano circa 80 opere in accettabile stato di conservazione, tali comunque da costituire un “unicum” per capire come si presentava il Vallo.

Ad ottant’anni dalla campagna di guerra del giugno 1940, Pier Giorgio Corino (ricercatore, archivista e curatore del Museo Forte Bramafam di Bardonecchia) dedica al tema del sistema fortificatorio valsusino uno studio accurato, “Moncenisio. IX settore Guardia alla Frontiera” (edizioni del Capricorno, pp. 222, euro 29), nel quale le informazioni storiche si intrecciano con le schede tecniche, con gli schizzi e i rilievi progettuali, con un pregevole apparato di fotografie a colori.

Dal Malamot al caposaldo Gran Croce, dalla casermetta Clapier ai blocchi d’arma dei Rivers, Corino conduce il lettore in una rivisitazione suggestiva tra batterie corazzate, ricoveri in caverna, postazioni per mitragliatrici, fossi anticarro, osservatori, magazzini, teleferiche, uno spaccato che ben documenta la centralità strategica della Valle di Susa e del valico del Moncenisio.

Servizio su La Valsusa del 26 novembre.

Gianni Oliva

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