Nell’ambito di un percorso organizzato dall’UNI3 relativo agli eventi, alle ideologie e alla cultura riguardanti la prima guerra mondiale, di cui si celebra quest’anno il centenario dalla conclusione, il 26 febbraio scorso l’avvocato Massimo Pietrini ha tenuto un’interessante conferenza dal titolo: “Il mito della vittoria mutilata nella grande guerra: isterie politico sociali nell’Italia del primo dopoguerra“. Dopo un’introduzione in cui il relatore ha sottolineato come la definizione di “vittoria mutilata” sia da attribuire a Gabriele D’Annunzio, che usò questa espressione per la prima volta in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, e divenne poi comune nel linguaggio politico-pubblicista del dopoguerra, ha specificato che più di una vittoria mutilata si potrebbe parlare di una vittoria pasticciata, anche a causa di ciò che avvenne prima dell’ingresso dell’Italia in guerra. Il nostro Paese, che aveva aderito alla Triplice Alleanza con Germania e Austria,  al momento di combattere si schierò con la Triplice Intesa, e fu considerato traditore come risulta da molti dispacci del tempo. Secondo i piani tedeschi, ha continuato l’avvocato Pierini rivolgendosi ad una platea attenta e molto interessata, gli italiani sarebbero dovuti intervenire in Renania e sul fronte occidentale per bloccare i francesi, ma allo scoppio del conflitto dichiararono la propria neutralità. Articolo completo su La Valsusa di giovedì 8 marzo.

Anna Maria Rubino

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