Avrebbe dovuto prendere il via il 7 novembre ad Almese, nel Teatro Magnetto, la settima stagione teatrale Camaleontika, organizzata dall’associazione M.O.V. – Moderne Officine Valsusa e dalla compagnia Fabula Rasa.

Succede però che il Dpcm di domenica 25 ottobre, teso a contastare la nuova ondata dei contagi Covid-19, ha bloccato teatri e cinema.

Una soluzione rispetto alla quale la  Compagnia Fabula Rasa e l’associazione Mov esprimono il loro dissenso: “Avevamo progettato la stagione con passione, amore e con un complesso lavoro di squadra, perchè scegliere di agire e scegliere la vita era, e rimane, la scelta più sensata da compiere”, fanno sapere. Ed è per questo, aggiungono, che di fronte al nuovo Dpcm “scegliamo di agire, continuando a credere nella bellezza, nell’arte e nella cultura, continuando a credere che siano questi gli orizzonti da perseguire e chiedendo agli spettatori di unirsi in questa lotta agli artisti e ai lavoratori dello spettacolo, perché è una lotta comune, perché il diritto alla cultura è di tutti”

Di qui la scelta di invitare gli spettatori a firmare la petizione lanciata su  change.org all’indirizzo https://www.change.org/p/presidente-del-consiglio-dei-ministri-prof-giuseppe-conte-non-chiudiamo-cinema-e-teatri

L’atto di chiudere i teatri – affermano Fabula Rasa e Mov – “è violento e superficiale.Ancora una volta chi lavora nell’ambito della cultura e dello spettacolo viene considerato sacrificabile, perché non essenziale. Come si fa a non considerare la cultura come un settore essenziale per un Paese? Come si fa a pensare che tutti i lavoratori coinvolti possano rialzarsi? Come si fa a pensare che un Paese possa crescere i suoi cittadini senza la cultura del teatro, del cinema e di tutte le arti? Il Paese di Eduardo, Dario Fo, Fellini, Mariangela Melato, di Leonardo, Gassman, Dante, Ligabue, Alda Merini, Eleonora Abbagnato.. che decide di sacrificare come non essenziale l’arte…. nonostante non ci siano focolai nei teatri che, come testimoniano i dati Agis, sono luoghi sicuri. La gestione dei teatri in questi mesi è stata ineccepibile, ha rispettato le disposizioni normative ed ha garantito la sicurezza degli spettatori attraverso investimenti economici, sacrifici e una grande mole di lavoro”.

“Ma ancora una volta – proseguono – il diritto al lavoro non è per tutti”. E poi: “La cultura è nutrimento per l’essere umano, il teatro è un rito sociale, condivisione, riflessione, vuoto che si riempie, guarisce l’anima e lenisce ferite. Oggi più che mai abbiamo bisogno di anima. Oggi più che mai abbiamo bisogno del calore e delle carezze che il teatro può donarci, per entrare in contatto ancora con l’Umanità, con la profonda essenza della bellezza che deve risorgere in ognuno di noi. Dobbiamo unirci, resistere e lottare contro questo buio, solo insieme potremo cercare di ottenere rispetto e speriamo riapertura dei teatri immediata! La riapertura dei teatri riguarda tutti noi, tutti insieme: attori, compagnie, organizzazioni, e anche spettatori e cittadini, perchè la cultura (in sicurezza) è un diritto”.

 

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