Pubblichiamo di seguito l’anticipazione del racconto dell’autore giavenese Claudio Rolando intitolato “Aria di primavera”. Il resto del testo si può trovare in edicola, nell’edizione de La Valsusa del 28 ottobre.

Ancora non s’è spento il suono del sesto rintocco del campanile e già il sole si è inabissato tra la mezzaluna frastagliata che scende dalla Punta Loson, per risalire verso sud fino alla Punta del Lago. Nel cielo rimangono solo lunghi raggi che abbozzano rapide ombre sui fianchi della collina.
L’aria è in movimento e lassù tira vento. Un vento gelido, pronto a precipitarsi lungo i valloni, giù fino alla pianura che già si lascia corteggiare dai primi tepori della primavera. Mi fermo a osservare quella stella a ovest, che per uno strano gioco di luce e aria sembra risucchiare il pulviscolo nevoso, per risputarlo sul crinale da dove si stacca come la coda fumosa di una cometa. La giacca a vento e i pantaloni spessi mi proteggono e solo il viso e le mani percepiscono, sentono il mutamento di calore. É il momento in cui la temperatura annuncia il freddo della notte.
Il corpo impiega un po’ per adattarsi. All’inizio rabbrividisce, e in quei lunghi istanti anche la mente si svuota e diventa immobile, come congelata, finché i sensi si concentrano di nuovo sul mondo…

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