L’incontro di martedì scorso, 10 dicembre, tenutosi in san Martino nell’ambito del ciclo di conferenze “Essere esseri umani” ha visto l’intervento di don Armando Zappolini su diversi temi sociali.

Classe 1957, della provincia di Pisa in cui opera come sacerdote dalla sua ordinazione di 38 anni fa, Zappolini è un prete che pubblica il calendario delle sue attività sul sito personale per poter riempire anche i pochi momenti liberi che gli restano. Oltre ad essere sacerdote, è infatti attivo su diversi fronti che lo portano a considerarsi parte di quella Chiesa di strada che ha trovato spinta nella nomina di Papa Francesco.

Si può essere sognatori con i piedi nel fango, si può essere contemplativi e combattenti, si può essere impegnati in un servizio, ma anche capaci di cambiare un modello di società”, dice per definirsi “uomo, prete e prete di strada”.

Storia di un prete di strada

Durante la serata ha di fatto raccontato la sua storia, focalizzandosi sui progetti in cui è coinvolto o che ha avviato. Non sono pochi, si va dal contrasto alla tossicodipendenza – con la comunità terapeutica di Usigliano ed il ruolo di presidente del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza – all’impegno con i giovani nelle parrocchie. Dal lavoro sulla strada contro la prostituzione all’agricoltura sociale. Dal contrasto alle mafie, in collaborazione anche con Libera di don Ciotti, alla fondazione di Bhalobasa per i progetti contro la povertà nel mondo, prima solo in India, ora anche in Africa e in America Latina.

L’incontro con Madre Teresa

La storia dell’associazione Bhalobasa parte per Zappolini dal “secondo giorno più importante della mia vita dopo l’ordinazione”, quello della visita di Madre Teresa nella sua parrocchia. Nel 1990 la Santa e premio Nobel per la pace era in visita al Vaticano, ma non riusciva ad incontrare uno dei suoi collaboratori diventato sacerdote, padre Welles, perché questi passava ogni fine settimana a Perignano.

Alla domanda “chi è questo prete più importante di me?”, Welles organizzò un incontro a Roma con Zappolini che la invitò nella parrocchia. “Mai più pensavo sarebbe venuta davvero e me la troviamo da noi due settimane dopo. Incredibile!”

immagini dal sito www.zappolini.it

Altro momento importante è stato quello della tristemente celebre scuola Diaz nel G8 del 2001. “Non è questa la serata, ma ci sarebbe da dire molto anche su questo”.

Si sofferma invece sull’ultimo progetto in cui è coinvolto, la campagna “Mettiamoci in gioco” contro la dipendenza dal gioco d’azzardo. Un fenomeno che definisce più grave di quanto comunemente si pensi: “Non avete idea di quante persone nel tunnel del gioco abbiano bisogno di ascolto e di aiuto, anche economico, per evitare di finire nei giri dell’usura”.

La serata si è conclusa con il richiamo ai libri che raccontano le sue esperienze e l’arrivederci all’incontro successivo del ciclo “Essere Esseri Umani”. Giovedì 19 dicembre si approfondirà infatti il “Decalogo della solidarietà”, documento alla base del movimento Sviluppo e Pace che verrà presentato dal suo presidente Piergiorgio Gilli. Ingresso libero alle 21 in San Martino.

Paola Bertolotto

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