Il grembiule bianco legato attorno alla vita, il sorriso nascosto dietro la mascherina. Dall’inizio della pandemia Wenhua Dong non ha trascorso nemmeno un giorno lontano dal ristorante cinese di cui è titolare da ormai 10 anni, lo “Ou Yang” di corso Laghi 72, ad Avigliana.

Un’abitudine che ha deciso di conservare nonostante il locale sia chiuso al pubblico dallo scorso 26 febbraio, quando il virus ha iniziato a diffondersi in Italia.

“Non avevamo più clienti perché circolavano voci che fossimo noi cinesi la causa dei contagi – spiega Dong – Riuscire a coprire i costi di gestione era diventato impossibile, così abbiamo deciso di chiudere i battenti per un po’, ben prima che il decreto costringesse tutti i ristoratori a farlo”.

Il cartello affisso alle serrande indicava il 6 marzo come data della riapertura. Una previsione decisamente ottimistica, destinata ad essere disattesa.

“Abbiamo avviato il servizio take-away soltanto il 15 maggio – precisa il 35enne – e proseguiremo in questo modo almeno fino alla fine della settimana. Non ce la sentiamo ancora di ricominciare a pieno ritmo e di consentire ai clienti di sedersi ai tavoli”.

Servizio su La Valsusa del 28 maggio.

Federica Allasia

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