Una vita tutta rubianese quella di Abilio Girodo, per tutti Biliu, nato e cresciuto in borgata Ratta, dove ha sempre avuto anche il suo “quartier generale” lavorativo. Perché Biliu è tra coloro che hanno vissuto in prima persona quelli che potremmo definire “gli anni d’oro” rubianesi. Classe 1935, è nel pieno delle forze quando l’Italia, ed anche Rubiana, vive il periodo della ricostruzione post bellica e del boom economico. Il lavoro non manca, ci sono tante costruzioni da fare o da ristrutturare e serve qualcuno che si occupi di movimentare terra, macerie e quant’altro. Biliu si dota così di un camion di piccole dimensioni, che diventa il suo posto di lavoro fisso. Ai tempi in paese erano in pochi ad essere così attrezzati, e le regole erano meno ferree rispetto alle attuali; di conseguenza Biliu viene chiamato per fare le cose più disparate. Oltre all’attività principale di supporto all’edilizia, i più anziani lo ricordano per l’attività di sgombero neve lungo le vie del paese. Ovviamente le condizioni del lavoro erano ben diverse rispetto a quelle attuali: oltre alle levatacce notturne, rimaste una costante di questa attività, ai tempi non esistevano comandi in cabina, e quindi bisognava sempre scendere dal camion per effettuare tutte le necessarie regolazioni della lama. Nella stagione autunnale il camion andava benone anche per caricare l’uva: Biliu nel periodo della vendemmia scendeva spesso nell’astigiano, per sé o per altri amici, per andare a caricare uve da vino. Negli “anni d’oro”, cioè tra gli anni ’60 e ’70, c’era tanto da lavorare ma c’era anche tanta voglia di fare festa, in maniera sana e collaborativa. Uno degli appuntamenti principali era il grande carnevale della Valmessa: i vari gruppi rubianesi lavoravano alacremente per preparare i carri allegorici, che poi prendevano parte alla sfilata che da Rubiana scendeva fino ad Almese e Villar Dora. Anche in questo caso Biliu non poteva mancare: il suo camion era perfetto come base su cui costruire le realizzazioni più disparate. Chi ha vissuto quel periodo lo ricorda come un momento di sana competizione tra i vari gruppi, senza rivalità. Lo stesso dicasi per i rapporti lavorativi tra chi faceva lo stesso mestiere: non rivali ma colleghi, sempre pronti a darsi una mano tra di loro. Questo importante insegnamento Biliu lo ha prima condiviso con la moglie Renata, compagna di una vita, e poi con i figli Danilo e Grazia. Quest’ultima ricorda anche altri aneddoti della vita di Biliu: il trasloco di don Giovanni Battista Vallory, storico parroco del paese, da Rubiana a Venaus. Dopo più di 30 anni di vita pastorale nel capoluogo, don Vallory ha un sacco di cose da portarsi dietro a Venaus, sua nuova parrocchia di competenza. Biliu ed il suo camion sono così disponibili
per dare una mano. Prima ancora, siamo nel 1976, l’Italia è scossa dalla terribile tragedia del terremoto del Friuli. Una tragedia doppia per la famiglia Girodo, che visto che la mamma di Biliu era friulana ed in quella regione ci sono cugini e conoscenti. Nel giro di una giornata Biliu è pronto a partire con il suo camion pieno di latte, per far fronte alle prime necessità ma deve rinunciare: si rischia di fare un giro a vuoto, perché non c’è una gestione organizzata dell’emergenza. Durante la sua intensa esistenza non si è fatto mancare nemmeno una breve parentesi come consigliere comunale, dal 1975 al 1980, nella prima legislatura del sindaco Emanuele Bellavia. Come ricorda la figlia Grazia, il suo impegno, sia nel lavoro sia nell’esperienza amministrativa, è sempre stato improntato a dare al paese uno sviluppo meno impattante dal punto di vista ambientale. La vita di Biliu è anche molto legata alla zona di Randa, sia alla cappella dedicata alla Vergine
delle Grazie, alla cui festa la famiglia Girodo non manca mai, sia alla panetteria che la famiglia della moglie Renata gestisce da generazioni. E per non farsi mancare niente, nel poco tempo libero rimasto, Biliu si dedicava ad altre attività contadine e montanare, come la vigna in via Europa, solo da poco smantellata viste le difficoltà di salute, e la legna, fondamentale per scaldarsi nel lungo inverno.
Stefano Grandi

© Riproduzione riservata