La Voce e il Tempo, settimanale della diocesi di Torino, dedica due pagine alla XXXI Giornata della Caritas. Un’occasione per riflettere sulla missione della Caritas, particolarmente importante in questi giorni. La Voce e il Tempo ospita, tra gli altri, l’intervento del direttore della Caritas di Susa Alessandro Brunatti.

Quando il 12 ottobre scorso è giunta la notizia che la Diocesi di Susa sarebbe stata retta dall’Arcivescovo di Torino, come ben si può immaginare, le reazioni sono state piuttosto variegate una sorta di caleidoscopio emotivo!

Anche nella nostra Caritas questo avvenimento è stato spunto di riflessione. È innegabile che un primo cenno di campanilismo ha fatto capolino ma la riflessione è avanzata e si è ispirata a quell’espressione di cui ci ha fatto dono il Santo Padre Francesco, un’affermazione di ampio respiro: «la Chiesa in uscita».

E proprio il dono e la grazia di avere un pastore unico fra le due diocesi ci prospetta e ci sprona ad uscire e a percorrere un processo di «osmosi» fra le Chiese sorelle e ci dà la grande opportunità di vivere un’esperienza ecclesiale che grazie «all’interna connessione dei membri, produce e stimola la carità tra i fedeli» (cfr. 1 Cor 12,26). Viviamo quindi questa esperienza di comunione e di accoglienza!

La grande forza trainante di tutte quelle che sono le nostre Caritas, credo di poter affermare, che derivi dalla concretizzazione dell’applicazio- ne della «Parola» e dalle piccole testimonianze quotidiane che arrivano dalle tante situazioni di quanti donano e si donano capillarmente sul territorio. Mi viene in mente una frase che lessi ricamata sul grembiule di una suora che gestiva una casa famiglia «qui si fanno piccole cose ma con grande Amore». Credo fosse una citazione di Madre Teresa, ma quell’espressione letta addosso a quella suora ci porta a: «lavorare con la Chiesa e quindi col Vescovo, affinché l’amore di Dio si diffonda nel mondo. Attraverso la nostra partecipazione all’esercizio dell’amore della Chiesa, vogliamo essere testimoni di Dio e di Cristo è proprio per questo voler fare del bene agli uomini gratuitamente» (Deus Caritas Est). In questo concetto è custodito un «tesoro nascosto» da cui scaturisce una sorpresa che alimenta la nostra fede e crea in noi sempre nuovo stupore, lo stesso stupore di Elisabetta quando afferma «a che cosa devo che la Madre del mio Signore venga da me» (LC 1,39- 45).

Infine condivido ancora un episodio concreto che mi ha raccontato un operatore di una Caritas parrocchiale….un’agiata signora sosteneva puntualmente una madre di famiglia molto indigente fornendole quanto necessario ad andare avanti. Un giorno la madre volle donare alla signora un barattolo di marmellata fatto da lei. La signora rifiutó e continuò a farlo anche dopo l’insistenza della povera donna. Allora questa chiese all’agiata signora con grande cortesia di non venire più da lei perché l’aveva ferita nella dignità. È una lezione piuttosto impattante ma che ci mette in guardia e ci insegna con una semplicità disarmante la gratuità della carità, il dono disinteressato della carità: l’uomo con la sua dignità é al centro della carità. È un servizio, un servizio grande che sacrifica l’io per l’altro.

Sono giorni di riflessione in cui sperimenteremo privazioni necessarie d’azioni di carità ed al contempo spunteranno nuove ed inaspettate povertà ma dobbiamo avere il coraggio, come ci ha insegnato il nostro Arcivescovo, di credere e di sperare contro ogni speranza umana. Così avremo modo di crescere nella fede ed alimentarci di quello stupore che nasce dall’amore.

Alessandro BRUNATTI, direttore Caritas Susa

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