Riproponiamo di seguito una lettera della giavenese Heidi Gioana che La Valsusa pubblicò nell’edizione del 29 novembre 2018, pochi giorni dopo il rapimento, in Kenya, della giovane volontaria milanese Silvia Romano.

Ora che Silvia è tornata libera, pensiamo che le parole scritte da Heidi e indirizzate direttamente a Silvia circa un anno e mezzo fa siano ancora di grande valore e attualità.

Da La Valsusa di giovedì 29 novembre 2018:

La sera del 20 novembre 2018, Silvia Romano, volontaria 23enne, è stata rapita in un villaggio ad un’ottantina di km di distanza dalla costa del Kenya, portata via a forza dalla sua stanza da alcuni uomini armati.

In questi giorni si rincorrono le notizie sui motivi del suo rapimento, probabilmente a scopo di estorsione, e sugli sviluppi delle indagini. Nel frattempo, sui social, in Italia, non si sono fate attendere le critiche più disparate verso Silvia, rea di aver scelto l’Africa per svolgere il suo volontariato. Abbiamo chiesto una riflessione sulla vicenda ad un’altra giovane volontaria, la 24enne giavenese Heidi Gioana, che da ottobre scorso si trova nel villaggio keniano di Matiri, dove rimarrà sino a fine gennaio.

Heidi quell’angolo di Kenya lo conosce molto bene: lo ha incontrato per la prima volta, con suo padre e sua sorella, nel luglio 2009, ed è stato amore fin da subito. Come lei stessa scrive in questa ideale lettera a Silvia.

“Cara Silvia, non ci conosciamo ma a quanto vedo una cosa in comune ce l’abbiamo. L’amore per l’Africa. L’amore per questi bambini. L’amore per questi sorrisi. Sai, ormai per me sono passati un po’ di anni dalla prima volta che ci ho messo piede.

Ero molto giovane, una ragazzina. Ero abituata all’Italia e alle sue comodità, alla mia quotidianità. Non pensavo che questo mondo mi potesse stravolgere la vita a tal punto come credo sia successo a te. Sono sensazioni forti quelle che si sentono, vero? Più forti del solito. Anche dopo tanto tempo non so ancora spiegarmelo. I colori sono più vivi, le risate sono più sonore, la gioia sembra non poterla contenere il cuore ma allo stesso modo la tristezza ti sovrasta vedendo certe realtà. Sono emozioni indescrivibili e momenti che rimangono scritti a tratti indelebili nel cuore. Lo so. Io lo so cosa ti ha spinto a tornare.

So che il sorriso di quei bambini ti mancava come l’aria che respiri. So che quella gioia era per te ormai una cosa di cui non potevi fare a meno. E so anche che quelle situazioni che hai toccato con mano ormai facevano parte di te e non potevi più rimanere a casa voltando la faccia dall’altra parte. Sai anche io a volte ho rischiato un po’… si sa che la povertà porta anche alla delinquenza e che è difficile averci a che fare. Ho passato momenti in cui ho temuto che potesse succedermi qualcosa o che potessero farmi del male. Succede.

Può succedere anche in Italia, se è per questo. Ma mai, e ripeto mai, mi sono pentita di essere venuta in Kenya. Mai ho dubitato del fatto che venire qui possa essere stato uno sbaglio! E altre mille volte sceglierei di tornare!

Quello che ti hanno fatto è tremendo. Hanno preso la tua libertà probabilmente in cambio di soldi. Sappiamo che per noi ‘mzungu’ non è facile la vita qui, solo per questa sciocca idea che siamo ricche. Ma, credimi, il torto più grande te lo ha fatto chi ti sta voltando le spalle, in Italia. Chi invece di pensare a come recuperarti o cosa fare per aiutarti, pensa a criticarti. Questa gente è peggiore di chi ti ha rapito.

Per i tuoi rapinatori possiamo usare la scusa dei soldi. Ma per queste persone? Che scusa usiamo se non la cattiveria? Cosa c’è di peggio al mondo di una persona che invece che riconoscere la nobiltà dei tuoi gesti li disprezza in nome di ideali razzisti o chissà che altro? Ti consiglio solo una cosa. Ignorali. Non meritano la tua attenzione nè un briciolo del tuo tempo. Tu sai impiegarlo in modo migliore! Lascia che queste persone vivano chiuse in loro stesse e nel loro piccolo mondo se è quello che vogliono. Si perderanno un grande spettacolo: il mondo vero!

Spero davvero che la tua disavventura finisca nel migliore dei modi, ma ancora di più spero che non ti faccia cambiare idea sull’Africa e sulle sue meraviglie. Spero che non spenga quel desiderio di vedere i sorrisi dei bambini, di sentire quella gioia profonda che ti inonda il cuore. Spero che questa terra rossa rimanga comunque nei tuoi sogni. Prego per te che tu possa riabbracciare presto la tua famiglia e, chissà, mi auguro di poterti conoscere un giorno. Hai tutta la mia vicinanza”.

Heidi Gioana

Una compagna di emozioni

 

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