PREMESSA

Siamo in Quaresima, periodo di quaranta giorni che, attraverso la fase finale della Settimana Santa, ci porterà alla Pasqua. In tale ordine di idee, il pensiero va alla “settimana santa” vissuta da Dante dal Giovedì Santo 7 aprile al Giovedì dopo Pasqua 14 aprile 1300: spazio cronologico in cui, con La Divina Commedia, il sommo poeta compì il viaggio di purificazione nell’oltretomba, per la redenzione dal traviamento in cui era caduto. Nell’intento allegorico del poema è adombrato l’itinerario spirituale dell’umanità dal peccato alla salvezza, seguendo l’invito alla conversione proposto dalla liturgia del tempo quaresimale (Per viam crucis ad viam lucis) …

DI LÀ V’È  DIO … MI MANCA

Su tale angosciante dramma della mancanza di Dio si basa l’Odissea spirituale, dalla caduta nel peccato alla grazia della salvezza, attraverso LA DIVINA COMMEDIA, nelle lettera e nello spirito …

– nella lettera, perché tutti i messaggi (in neretto maiuscolo) sono la trasposizione letterale tramite anagramma de LA DIVINA COMMEDIA

– nello spirito, perché tali messaggi, se debitamente intesi e contestualizzati, corrispondono a quanto ha voluto dire il sommo poeta nella sua opera.

Ecco perché il presente lavoro, da cui emergono i seguenti spunti mirati al messaggio liturgico della quaresima che stiamo vivendo, può sottotitolarsi:

DO IDEE : HAN VEL DI ITALICI ANAGRAMMI

(DANTE ALIGHIERI – LA DIVINA COMMEDIA).

– – – = = = o o o = = = – – –

INFERNO

A ME VIL ANIMO : CADDI

“Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura, / ché la diritta via era smarrita” (Inf. I, 1-3) esordisce Dante, alludendo, con linguaggio allegorico, alla sua caduta nel peccato. Per redimersi, dovrà visitare l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Così gli riferisce Virgilio …e, per fargli superare la momentanea perplessità (“L’anima tua è da viltade offesa” – Inf. II, 45), chiama in causa Beatrice che, scesa nel limbo, gli ha affidato l’incombenza di guidare Dante verso la salvezza: “Or movi, e con la tua parola ornata / e con ciò c’ha mestieri al suo campare, / l’aiuta, sì ch’i’ ne sia consolata” (Inf. II, 67-69).

VO  IN  L’ADE  D’IM  A  CIMA

– Sì, visiterò l’inferno da capo a fondo – conferma risoluto Dante, superando la titubanza manifestata poc’anzi; replica Virgilio: “Ond’io per lo tuo me’ penso e discerno / che tu mi segui, e io sarò tua guida, / e trarrotti di qui per luogo eterno, / ove udirai le disperate grida, / vedrai gli antichi spiriti dolenti, / che la seconda morte ciascun grida” (Inf. I, 112-117).

CI  VA  L’ADE  A  IMMONDI

(si passi l’espressione semidialettale ci va per ci vuole, occorre)

Dante visita in lungo e in largo, per tutti i nove cerchi (con bolge, gironi e zone annessi) la sede infernale (Ade) alla cui entrata ha visto l’inesorabile scritta: “Per me si va nella città dolente, / per me si va nell’eterno dolore, / per me si va tra la perduta gente … Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate.” (Inf. III,1-9).

MA  CADI  IN MAL ?  V’È  DIO

La disperazione ingenerata da “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate” vale per coloro che sono morti in stato di colpa, non per Dante, che non è morto, anche se, per un raro privilegio (come S. Paolo, come Enea) varca i confini del regno dell’oltretomba. I vari custodi infernali cercheranno bensì di opporsi a “ …costui che sanza morte / va per lo regno della morta gente” (Inf. VIII, 84-85), ma saranno sistematicamente messi a tacere dal garante Virgilio, con una parola  d’ordine (frase) di sicuro effetto, che generalmente ricalca quella pronunciata per la prima volta di fronte al nocchiero Caronte: “ … non ti crucciare: / vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare” (Inf. III, 94-96).

 ADE  VI  CALA ,  IMMONDI !

“Lo ’mperador del doloroso regno”(Inf. XXXIV, 28), Dite, alias Lucifero, alias Ade, sprofondato al fondo della voragine infernale, sembra non aver parte attiva nel calare le anime nel luogo di pena loro destinato, ben fornito com’è di collaboratori facenti funzione, tra i quali ha un posto di spicco Minosse (custode del secondo cerchio e giudice dell’Inferno), che “esamina le colpe nell’entrata; / giudica e manda secondo ch’avvinghia” (Inf. V, 5-6).

 IVI  C’È  MONDA  DI  ALMA

Usciti dall’Inferno “a riveder le stelle” nell’emisfero australe, i due pellegrini si trovano di fronte alla montagna del Purgatorio, “ … quel secondo regno, / dove l’umano spirito si purga / e di salire al ciel diventa degno” (Purg. I, 4-6).

 

PURGATORIO

 LÀ  DICO :  DAMMI  VENIA

Anche Dante, come le anime in via di purificazione, si sottopone al rituale imposto dall’angelo guardiano alla porta del Purgatorio: dopo la confessione (“Divoto mi gittai a’ santi piedi; / misericordia chiesi che m’aprisse, / ma pria nel petto tre fiate mi diedi” – Purg. IX, 109-111), incide sette P (i peccati capitali) sulla sua fronte e lo ammonisce: “Fa che lavi, / quando se’ dentro, queste piaghe” (113-114).

VEDI ? CI  MONDAI  ALMA

Nella cornice degli avari e prodighi Dante è spaventato da un terremoto accompagnato dall’inno “Gloria in excelsis Deo”. Ne avrà poco dopo la spiegazione dall’interessato stesso, Stazio: il terremoto si verifica ogniqualvolta un’anima ha ultimato la purificazione.

CANDID’ALMA  MI  È : I’  VO

Così è stato poco prima per l’anima del parlante, che ora è pronta per il Paradiso: “ …pur mo sentii / libera volontà di miglior soglia” (Purg. XXI, 68-69)

I’  VIDI :  C’È  ALMA  MONDA

Con la guida, anche Dante è soddisfatto per lo scioglimento del dubbio sul terremoto e per la beneaugurale presenza dell’anima sciolta da ogni debito di pena.

DIVI  MEDICANO  ALMA

Per sette volte, tante quante sono le cornici predisposte per l’espiazione delle pene dovute per i peccati capitali, Dante si sottopone alla cancellazione della relativa P da parte dell’angelo a ciò preposto. Valga un esempio per tutti: nella cornice degli accidiosi l’angelo della sollecitudine invita Dante e la guida a farsi avanti: “Venite, qui si varca”, quindi “con l’ali aperte che parean di cigno …mosse le penne e ventilonne, / ‘Qui lugent’ affermando esser beati” (Purg. XIX, 43-50).

VEDI :  DICON  ALMA  IMA

Contribuiscono alla purificazione: esempi di virtù o di vizi puniti sotto forma di messaggi variamente mandati e captati (vista, udito, immaginazione), pene ‘corporali’ (se così si può dire per le anime, che sono “…ombre vane fuor che ne l’aspetto” – Purg. II, 79), recita di preghiere, inni, salmi, come il “Beati qui lugent” appena citato, come lo “Adhaesit pavimento anima mea”(Purg. XIX, 73), che rispecchia la situazione morale e materiale degli avari e prodighi, i quali, avendo avuto l’anima attaccata ai beni terreni, ora giacciono bocconi per terra, con mani e piedi legati.

ONDE :  DAMA  MI  CI  LAVI

Ancora un salmo (”Asperges me”- Purg. XXXI,98) accompagna l’immersione di Dante nelle acque del Letè (per l’oblio del male) ad opera di Matelda.

E  DICI :  LAVA , MONDAMI

Dante, anche se ha ‘acqua in bocca’ (“…mi sommerse / ove convenne ch’io l’acqua inghiottissi” – 101-102) condivide le parole del salmo, che nel prosieguo recitano: “Amplius lava me …”

DICIAM :  LAVA , DOMINE !

..in comunione di spirito con chi lo canta e colei che lo sorregge.

M’È  DIVA :  LÌ  OND’AMICA

Dopo l’acqua dell’oblio del male del Letè, ecco l’acqua della memoria del bene dell’Eunoè. Eseguendo l’invito di Beatrice: “Vedi Eunoè …menalo ad esso …la tramutata sua virtù ravviva” (XXXIII,127-129), Matelda lo immerge, con suo sommo gradimento. Il suo cuore e la sua mente sono subissati da una serie di sensazioni estatiche, che solo frammentariamente può affidare alle “ ….carte / ordite a questa cantica seconda” (139-140).

ME  CANDIDO ! … MI  LAVAI !

Ora è, a pieno diritto, “puro e disposto a salire alle stelle” (145) : MI  MONDAI :  VAD’A  CIEL !

 

PARADISO

La cantica del Paradiso è un solenne ‘Inno e marcia trionfale’ dopo la battaglia conclusa vittoriosamente, un inno che attinge ai più alti vertici della filosofia e della teologia …

CADDEMI  ANIMAL … IVO

(‘ivo’, alla latina, è da intendersi ‘andavo’)

Tutto ciò che ha attinenza con la materia cade, compresa la corporeità del poeta la quale, anche se permane, è sottratta alle normali leggi del mondo fisico, eccezionalmente inserita nell’ambito della gravitazione spirituale che ne determina l’ascensione.

DIVA  DAMA  M’INCIELÒ

Una luce straordinaria e un’armonia …celestiale che colmano Dante di meravigliato stupore offrono a Beatrice il destro per informarlo: “Tu non se’ in terra sì come tu credi …” (Par. I, 91)

DAMA  M’INDIVÒ :  A  CIEL !

…ma in cielo. Beatrice m’incielò (cfr. Par. III, 97), mi portò in cielo, o comunque, mi rese consapevole di essere salito al cielo, dopo essere stata la causa, o il tramite, della metamorfosi dall’umano al sovrumano (indivò).

VI  È  LÀ  CAMMIN  DA  DIO

“Quinci rivolse inver lo cielo il viso” (142), come per indicare la via da seguire per giungere alla meta conclusiva del terzo regno dell’oltretomba.

Così, di cielo in cielo, da quello della Luna fino a quello delle Stelle fisse e al Primo Mobile, l’ineffabile viaggio (VEDI ?  MANCA  L’IDIOMA è costretto più volte a confessare Dante, come in Par. XXIII, 24 / 43-45 / 62-63) prosegue, scandito nelle varie tappe:

DIVI, ANDAMMO A CIEL (Luna) – DIVA MI MANDÒ A CIEL  (Sole) –  DAMA, MI  DONAVI CIEL  (Giove)

Nel cielo delle Stelle Fisse …

LÀ  C’È  ANIMA  DI  DIV’OM

..Dante vede” …sopra migliaia di lucerne / un sol che tutte quante l’accendea” : è “la lucente sustanza” di Cristo !

( XXIII, 28-32).

VIDI :  LÀ C’È  MADOMINA

Volgendo poi lo sguardo, su invito di Beatrice, “ …al bel giardino / che sotto i raggi di Cristo s’infiora”, vede la Vergine Maria, “la rosa in che il verbo divino / carne si fece” ( XXIII, 71-74)

È  ANIMA  D’OM  DI  CLAVI

È ora la volta dell’esame sulla preparazione teologica di Dante, relativa alle tre virtù teologali. Sarà san Pietro, su preghiera di Beatrice, ad interrogare l’esaminando sulla fede ( XXIV, 34-45) …

IACOM  LEVI  DIMANDA

…quindi san Giacomo sulla speranza (XXV, 29-47)

LÌ  VOCE  DIMANDA: “AMI ?”

(“ami”, ovviamente, equivale a “Possiedi la carità?”)

…e infine san Giovanni sulla carità (XXVI, 7-8 / 22-24 / 49-50).

E  DI  LÀ  MI  MANCÒ  DIVA

Giunti all’Empireo, dove c’è la Rosa Celeste in cui hanno la loro sede effettiva i Beati incontrati via via nei vari cieli, Beatrice cede l’ufficio di guida a san Bernardo, andando a riprendere il suo posto nella Rosa, insieme agli innumerevoli Beati, ciascuno nello scanno a lui assegnato, secondo una precisa disposizione logistica.

LÌ  M’INDICÒ  DAMA  EVA

Non soffermiamoci nell’elenco: diamo solo un’occhiata non priva di curiosità, su segnalazione di san Bernardo, alla capostipite dell’umanità (XXXII, 4-6).

M’INDICA :  LÌ  V’È  ADAMO

L’augusto consorte ci era già stato presentato da Beatrice nel cielo delle Stelle Fisse: “Dentro da quei rai / vagheggia

il suo fattor l’anima prima / che la prima virtù creasse mai” (XXVI, 82-84). Come ben sappiamo (lo ha spiegato Beatrice fin dall’inizio del paradisiaco viaggio, nel cielo della Luna – Par. IV, 28-39), sua sede designata, come quella di tutti i Beati che Dante ha incontrato dislocati nei vari cieli per esigenze …sceniche e didascaliche, è qui, nella Candida Rosa.

DICIAM  L’AVE ,  DOMINA

Dopo la preghiera rivolta alla Vergine da Bernardo : “Vergine madre, figlia del tuo figlio …” (XXXIII, 1-39) …

 CAMMINA :  LÀ  VEDI  DIO

…Dante può finalmente godere della  vision di Dio, fausta meta al viaggio (XXXIII, 46-54), dopo tanto camminare, in senso metaforico-allegorico: atto di chi “ …al fine di tutt’i disii / appropinquava …” (XXXIII, 46-47).

 

ITINERARIO CRONOLOGICO

Stando alle più accreditate tesi sulla cronologia del viaggio letterario dantesco, questo si svolge per la durata di una settimana, dalla notte del 7 aprile 1300 (Giovedì Santo) alla mezzanotte del 14 aprile (Giovedì dopo Pasqua): una settimana straordinaria, inedita per i comuni mortali.

  DICIAM L’EDIMA NOVA

… può annunciare Dante (con un verosimile pluralis modestiae) nell’accingersi a narrare la straordinaria vicenda ultraterrena, che si svolge nell’arco di una settimana (EDIMA) allorché aderisce alla proposta di Virgilio: “Poeta, io ti richieggio … che tu mi meni là ov’or dicesti, / sì ch’io veggia la porta di san Pietro / e color cui tu fai cotanto mesti.” (Inf. I, 130-135)

 MI  LAVA  DI  DOMENICA

Nel corso dell’edima si trova a trascorrere la Domenica in Purgatorio, dove, su consiglio del custode Catone (“…fa che tu … li lavi il viso, / sì ch’ogni sudiciume quindi stinghe” (Purg. I, 94-95), la sua guida, Virgilio, bagnate le mani nell’erba rugiadosa, gli deterge dal viso le tracce del viaggio infernale.

 DOMENICA VI DÀ MALI

Poco più avanti, nell’antipurgatorio, incontrano Sordello, mantovano come Virgilio. I due concittadini si scambiano affettuosi convenevoli, in nome del comune amor patrio, il che fa emergere in Dante un incontenibile sdegno per l’amor patrio al suo tempo calpestato ed oltraggiato: “Ahi, serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta…” (Purg. VI, 76 sgg.). Quante brutte immagini devono essere passate nel suo animo per suggerirgli tale sfogo!

 VIDI  MALA  DOMENICA

…Così potrebbe aver concluso, nell’esame di coscienza che di lì a poco, dopo il calar del sole, avrebbe fatto, nell’accingersi al riposo notturno, facendo il bilancio della giornata, suggestionato dall’alterazione d’animo vissuta dopo l’incontro tra Sordello e Virgilio.

MI  MANDA  VOCE  A  L’IDI

Virgilio, dopo aver guidato Dante nell’Inferno e nel Purgatorio, ha finito il suo compito (“…ché quello imperador che lassù regna, / perch’io fui ribellante alla sua legge,/ non vuol che ’n sua città per me si vegna” – Inf. I, 124-126).

Pertanto, giunto sull’ultimo gradino della scala che porta al paradiso terrestre, porge il commiato al suo assistito, esordendo: “Quel dolce pome che per tanti rami / cercando va la cura dei mortali, / oggi porrà in pace le tue fami” (Purg. XXVII, 115-117). L’oggi che sta per vivere Dante è un giorno storico: segna infatti il commiato da Virgilio, l’avvento di Beatrice e l’ascesa al Paradiso. Siccome il pellegrino riparte “…ancora il tempo per calendi” (Purg. XVI,27), merita che se ne segni la data: è Mercoledì 13 aprile 1300: le Idi di aprile!

 EDIMA  VIDI  ’N  CALAMO

… potrà dire Dante, a conclusione del poema, alludendo alla penna (calamo) che ha scritto la straordinaria, soprannaturale esperienza della settimana trascorsa nei regni dell’oltretomba.

 

Giuseppe Grangetto

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