Nemmeno la pandemia ha potuto fermare lo spirito avventuriero di Cesare Zacchetti, classe 1969, titolare del negozio di abbigliamento Tob di via Maria Ausiliatrice, che, dal 2 al 15 gennaio, ha partecipato per la terza volta nella sua vita alla Dakar, forse la corsa per veicoli motorizzati più spettacolare e massacrante al mondo, svoltasi anche quest’anno, come nel 2020, in Arabia Saudita (da Gedda a Gedda), sebbene lungo un percorso molto diverso dal solito. “Cece” Zacchetti si è piazzato al 38esimo posto della classifica generale dei motociclisti, in sella alla sua Ktm 450 Rally, ed è stato il primo fra gli italiani in gara a tagliare il traguardo.

Anche arrivare in Arabia è stata un’avventura: avevo un volo da Milano che è stato cancellato da un giorno all’altro per l’improvvisa decisione del Regno saudita di chiudere tutti i confini, a causa del coronavirus. Per fortuna, gli organizzatori (che sono gli stessi del Tour de France) sono riusciti ad approntare tre voli charter con partenza da Parigi, Praga e Dubai. Io mi sono imbarcato in Francia”, dice Zacchetti.

Il percorso, suddiviso in 12 tappe per quasi 8mila chilometri complessivi, è stato costellato, come spesso accade, anche da gravi incidenti, di cui uno mortale. Il motociclista francese Pierre Cherpin ha infatti perso la vita a causa di una caduta verificatasi durante la tappa da Ha’il a Sakaka del 10 gennaio e un altro motociclista è finito in coma.

Pure Zacchetti se l’è vista brutta un paio di volte: la prima durante il trasferimento al punto di partenza: il motociclista giavenese è infatti scivolato su una macchia di gasolio sull’asfalto, ma per fortuna né lui né la moto hanno riportato gravi conseguenze. La seconda volta, invece, la caduta è stata più seria.

Servizio su La Valsusa del 21 gennaio.

Alberto Tessa

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