Alberto Miserendino, il 22enne di Giaveno precipitato insieme al suo amico torinese Gabriele Boetti di 29 anni dal Monte Cristalliera, al confine fra le Valli Chisone e Susa, domenica 6 gennaio, amava molto la fotografia e la montagna.

Era stato lui stesso a scriverlo, nella biografia del suo sito web www.albertomiserendino.com :

“Ho iniziato ad apprezzare la fotografia perché papà aveva una analogica. Mi piace scattare quando sono felice, ma felice davvero, forse perché mi piace ricordare cosa i miei occhi hanno visto (e immaginato qualche volta) in quel momento; fatto sta che per portarsi chili di attrezzatura tutti i giorni in giro è complicato, quindi il mio inconscio ha deciso che sono generalmente più felice quando sono ‘in montagna’, motivo per cui molti scatti sono in paesaggi montani.

Quello per le vette invece è un amore che ancora non comprendo, probabilmente per desiderio di scalarle, ma non sono un grande alpinista. Nel frattempo penso cosa scrivere nella mia biografia. Non so.

Forse voglio vedere e provare ancora troppe cose nella mia vita, ergo qua finisce la mia biografia. Intanto mi sto godendo la vita che è la meglio cosa”.

I corpi senza vita dei due alpinisti sono stati portati al presidio sanitario di Pomaretto e sono ora a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli accertamenti del caso.

 

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