Arriva da Chiusa di San Michele l’olio che per il prossimo anno alimenterà la lampada votiva della Madonna del Rocciamelone. La consegna è avvenuta questa mattina nel santuario di Mompantero, durante la Messa celebrata dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa. Erano presenti i sindaci Riccardo Cantore, Pier Giuseppe Genovese e Davide Gastaldo.
Con la delegazione di Chiusa di San Michele sono saliti al santuario anche i rappresentanti delle associazioni del paese, accompagnati dai loro labari. Nel saluto iniziale Cantore ha descritto una comunità di circa 1.500 abitanti, cresciuta ai piedi della Sacra e raccolta idealmente attorno a due riferimenti della spiritualità valsusina: la Sacra di San Michele e la Madonna del Rocciamelone. Due vette diverse, ha ricordato, ma unite da un messaggio di fede, speranza e appartenenza alla stessa terra.
Il passaggio più personale del suo intervento ha riguardato la storia della famiglia Cantore. L’attuale primo cittadino porta infatti lo stesso nome del nonno, anch’egli sindaco di Chiusa di San Michele. «Negli anni Settanta fu mio nonno Riccardo a rappresentare il nostro Comune in questa stessa celebrazione. Oggi poter rinnovare quella tradizione significa custodire una memoria che diventa responsabilità».
Nell’omelia Repole ha preso le mosse dal Vangelo in cui Gesù indica nei discepoli la propria nuova famiglia. Da quella pagina il cardinale ha sviluppato una riflessione sulla tentazione di tornare indietro quando il presente appare troppo difficile. La regressione, ha spiegato, può essere un naturale meccanismo di difesa: si cerca riparo in un tempo nel quale ci si sentiva più protetti. Il problema nasce quando la nostalgia impedisce di misurarsi con le responsabilità e i cambiamenti di oggi.
«Ci possono essere regressioni personali, ma anche ecclesiali: di fronte alle nuove sfide e alle fatiche del presente possiamo immaginare con nostalgia un tempo che è stato, ma non è più». Un rischio che riguarda anche la comunità diocesana, chiamata a custodire le proprie tradizioni senza ridurle alla ripetizione di gesti ereditati.
Perché una tradizione resti viva, ha proseguito Repole, non deve perdere la ragione per cui è nata. Altrimenti anche i riti finiscono per smarrire il loro significato. Il cardinale ha poi contrapposto alla sfiducia e al sospetto la gratuità, l’affetto e la compassione, indicando in Maria il modello di una comunità capace di costruire relazioni fondate sulla fiducia.
La lampada votiva arde nel santuario dal 5 agosto 1961. Per i prossimi dodici mesi sarà l’olio portato questa mattina da Chiusa di San Michele a mantenerla accesa.
Veronica Verga














