Non sono i discorsi a restituire Cesare Braida Bruno, ma le abitudini. A mezzogiorno, per esempio, il telefono squillava sempre.
“Ormai aspettavo la sua chiamata: quando squillava, sapevamo già che fosse Cesare. Le mie figlie mi prendevano in giro, e mia moglie, scherzando, diceva di sentirsi quasi messa in secondo piano”, racconta Domenico Verga, per anni al suo fianco negli Alpini.
È da qui che prende forma il ricordo dello storico commerciante di via Roma a Susa e capogruppo degli Alpini, scomparso improvvisamente mercoledì 18 marzo, a 74 anni, mentre si stava recando all’ospedale per una visita programmata: non dalle definizioni, ma da ciò che si ripeteva, con una puntualità tutta sua.
Braida non era uomo da grandi discorsi, il piemontese prendeva il sopravvento. Alle parole, però, facevano sempre seguito i fatti.
“ It ses bon mach a mangé pan e salam al matin… mangia almeno na trota che ti porto io”, ricorda Edmondo “Mondo” Jannon, storico benzinaio di Susa.
E la trota arrivava davvero. Un modo diretto, senza sovrastrutture, che si ritrovava anche nei piccoli gesti. Il martedì mattina passava, si fermava, scambiava due parole. “ Sempre con il sorriso”, racconta Stefania Bartolotti.
Articolo completo su La Valsusa di giovedì 26 marzo
















