Lo avevano chiamato “ultimo matto di Collegno”, con un appellativo che oggi non verrebbe più usato. Ma questa è stata la storia di Roberto Contartese: ultimo ricoverato, poi ultimo ospite della Certosa di Collegno quando il manicomio ormai da molti anni aveva chiuso i battenti. E anche il “primo curatore” della Biblioteca Medico Scientifica, ora Centro Documentazione sulla Psichiatria dell’Asl To3, che contribuì in modo decisivo a salvare recuperando, ordinando e catalogando i preziosi volumi che rischiavano di andare dispersi.

 È a questo professore, uomo di grande cultura, laureato in Filosofia, amico e non solo paziente di medici e infermieri, che lunedì 25 novembre  l’Asl To3 ha voluto intitolare il Centro di Documentazione sulla Psichiatria del Dipartimento di Salute Mentale, con una cerimonia a cui hanno partecipato anche alcuni medici e operatori che hanno conosciuto Contartese, quando il manicomio era ancora in funzione e, successivamente, quando decise di restare a vivere nella Certosa fino alla morte, nel 2004.

“Questa intitolazione non è solo un omaggio alla figura di Roberto Contartese, ma un ricordo di tanti ex pazienti e degli operatori che con professionalità e coraggio hanno accompagnato le loro vite anche nel difficile processo di superamento degli ospedali psichiatrici – sottolinea il direttore generale dell’Asl To3 Flavio Boraso –. Vuole essere anche una valorizzazione del Centro Documentazione sulla Psichiatria dell’Asl To3, depositario della memoria storica della psichiatria torinese e ormai punto di riferimento per studiosi, medici e studenti universitari. Oggi ricordando l’uomo, più che il ricoverato, abbiamo voluto in qualche modo saldare un conto con le pagine tristi della storia della nostra sanità, che furono quelle dei manicomi”.

In occasione della cerimonia è stato presentato il libro “Storia di un manicomio italiano” scritto da Giuseppe Luciano, medico che ha lavorato negli ospedali psichiatrici di Torino e nei servizi di Salute mentale dal 1965 al 1986. Il libro racconta la storia della psichiatria nella città, dal primo “Spedale de’ pazzerelli” voluto da Vittorio Amedeo II, alla contestazione contro gli ospedali psichiatrici del 1968, al percorso di innovazione e sperimentazione che ha portato alla creazione della prima comunità terapeutica e quindi alla chiusura dei manicomi.

La storia della Biblioteca Medico Scientifica di Collegno si intreccia con quelle vicende. Nel 1973 infatti, con la chiusura dell’Ospedale psichiatrico di via Giulio, i libri e le riviste scientifiche furono trasferiti nella struttura di Collegno rimanendo sostanzialmente abbandonati per anni in una delle palazzine del complesso, in scatoloni e contenitori.

 Ad accorgersi dell’importanza della collezione, che poteva annoverare anche diversi volumi antichi e di valore, fu per primo proprio Contartese. Il professore era ricoverato in quanto affetto da schizofrenia. Attraversava fasi di crisi in cui era soggetto alla paura dell’avvelenamento: era stato rinchiuso perché, convinto della prossima fine del mondo a causa di una guerra atomica, si era rifugiato per giorni in una casa di campagna sotto un materasso, senza mangiare né bere. Ma queste fasi erano alternate a lunghi periodi di lucidità, in cui era perfettamente in grado di conversare e di discutere di filosofia, letteratura e medicina con i dottori. Fra questi un rapporto speciale lo legò ad Annibale Crosignani, lo psichiatra che lo curò fino al 1978 ma con cui restò in contatto anche successivamente. È un caso unico fra migliaia di pazienti: negli anni della sua permanenza a Collegno fa amicizia con i visitatori esterni, aiuta gli altri malati, dà ripetizioni ai figli degli infermieri.

Un giorno Contartese entra nella palazzina e scopre i volumi abbandonati. Inizia a passare le sue giornate immerso nella lettura, recupera, ordina e cataloga gradualmente libri e riviste. Lo affiancano in questa operazione uno psicologo, Giorgio Tribbioli, e un infermiere, Franco Cavaglià. La biblioteca riacquista la sua forma originale, anni dopo se ne interessa la Soprintendenza ai beni archivistici e ai beni librari: biblioteca e archivio storico vengono messi sotto tutela in quanto patrimonio di memoria storico-culturale.

Oggi la Biblioteca Medico Scientifica è Centro di Documentazione sulla Psichiatria dell’Asl To3, da anni sotto la cura appassionata del bibliotecario Lillo Baglio. Con 8.500 volumi ed opuscoli, a cui si aggiungono la Biblioteca dei ricoverati (4.000 volumi) e il fondo Carlo Ferraris (2.400 volumi), è un punto di riferimento per studiosi e addetti ai lavori, in particolare per quanto riguarda la storia della psichiatria torinese, che è di rilevanza assoluta nel panorama della psichiatria nazionale.

La collezione contiene volumi antichi e di pregio, come l’opera omnia del medico Leonardo Botallo, che risale al 1660, le Osservazioni di Francesco Redi, medico e filosofo vissuto alla corte di Ferdinando II, datate 1687, mentre il testo più significativo, per il valore storico, è l’Opera Omnia di Ippocrate, conservata in un’edizione del 1737. Si trovano poi testi di autori importanti come Cesare Lombroso: la Biblioteca conserva la collezione completa della rivista da lui diretta dal 1880 al 1909, l’Archivio di psichiatria, antropologia e scienze penali.

Contartese non volle mai lasciare la Certosa di Collegno anche dopo la chiusura del manicomio. Fu l’ultimo a rimanere, quando tutti gli ex ricoverati vennero dimessi. Ottenne l’alloggio che in precedenza era stato del cappellano, dove restò fino ai suoi ultimi giorni di vita. Il suo spirito ora, dopo questa giornata, torna tra i suoi libri. Un piccolo, meritato, risarcimento.

 

Aggiornato il 27 novembre 2019.

 

© Riproduzione riservata