Quali sono gli aspetti positivi dei nuovi strumenti digitali sulla formazione di bambini e ragazzi? Quali i rischi? Qualche risposta è arrivata durante la conferenza dell’Unitre aperta al pubblico venerdì 22 novembre.

La scelta dell’Istituto “Centopassi” come luogo dell’ incontro

non è stata casuale: l’appuntamento mirava a informare insegnanti e genitori su questo fenomeno.

A guidare l’incontro Teresa Legato, psicologa e psicoterapeuta.

“La discussione sull’uso delle nuove tecnologie in ambito formativo è tutt’ora aperta – spiega – e ci sono due fazioni che si contrappongono: quella di chi pensa che siano una minaccia e quella di chi ritiene che, al contrario, si tratti di un’opportunità unica. Bisogna poi comprendere la differenza tra “immigrati digitali” (chi cioè ha imparato ad usare le nuove tecnologie in età avanzata), e i “nativi digitali”, le nuove generazioni che ne hanno appreso l’utilizzo fin dalle prime fasi dello sviluppo)”.

Ma le nuove tecnologie sono davvero una minaccia per l’apprendimento di bambini e ragazzi?

“Alcuni studi -risponde Teresa Legato – dimostrano come i media digitali aiutino chi li usa a sviluppare delle importanti risorse cognitive. In questo aiuta anche la manipolazione diretta: la capacità dimostrata da un bambino molto piccolo di saper interagire istintivamente con gli apparecchi elettronici pur senza comprenderne il sistema simbolico”.

Le conseguenze sulla salute sono un rischio reale?

“A preoccupare maggiormente è la luce blu dei dispositivi, che interferendo con la melatonina, rischia di ostacolare il sonno. Oggi però i sistemi di illuminazione sono migliorati, eliminando quasi del tutto i rischi collegati alla vista. La problematica vera sembra più che altro collegata al danno emotivo: l’utilizzo costante di social network può avere un’incidenza negativa sulla percezione e sull’espressione delle emozioni”.

Le nuove generazioni corrono dei rischi?

“Le nuove tecnologie portano problematiche ma non necessariamente confluiscono in situazioni patologiche, le quali comunque esistono e si possono presentare sotto forma di: dipendenza legata all’utilizzo ossessivo di Internet, agiti virtuali (il cyberbullismo, per esempio) o il fenomeno Hikikomori, che presenta situazioni di isolamento totale”.

Come può un insegnante o un genitore stare vicino ai ragazzi seguendoli in questo processo?

“Non certo rifiutando l’esistenza la loro esistenza, ma utilizzandole per comunicare coi ragazzi, imparando a conoscerli meglio anche sotto questo aspetto, molto presente nelle loro vite”.

Benedetta Gini

© Riproduzione riservata