La buona notizia è che, per ora, il sistema sanitario sta reggendo e anche il reparto di Rianimazione dell’ospedale di Rivoli diretto dal dottor Michele Grio non fa eccezione.

Quella meno buona è che la marea sta montando; non è certamente lo “tsunami” del febbraio/ marzo 2020, ma, per dirla con lo stesso Grio, “Stiamo cominciando a bagnarci i piedi”.

Non è il caso, dunque, di abbassare la guardia e nemmeno le mascherine.

Nella Rianimazione rivolese ci sono sei ricoverati: cinque sono pazienti “covid free”, mentre uno solo, un sessantenne, separato dagli altri, sta combattendo contro il virus.

Ce la farà? “Lo spero. Stiamo lottando con le unghie e con i denti pur di tirarlo fuori da quella situazione. Fortunatamente, casi gravissimi di covid come questo ne arrivano pochi, ma quei pochi sono molto malmessi”.

Il paziente in questione è vaccinato? “No, come non erano vaccinati gli altri tre pazienti covid che abbiamo curato dall’estate a oggi”. Con quali risultati? “Purtroppo, nessuno dei tre ce l’ha fatta. Ecco perché non mi stancherò mai di dire che bisogna vaccinarsi”.

È cautamente ottimista anche il dottor Lucio Leggio, pneumologo e dirigente medico del pronto soccorso dell’ospedale di Susa, sceso anche lui in “trincea”, come molti altri suoi colleghi, durante le varie ondate.

Rispetto a città vicine come Torino, la Valle di Susa, in termini di contagi, è messa un po’ meglio. Una spiegazione può essere data dal fatto che l’età della popolazione è piuttosto avanzata e si è immunizzata prima con il vaccino. Stimiamo che, fra gli anziani, il tasso di vaccinati si aggiri intorno al 90%. È molto più facile trovare dei trenta- quarantenni no vax che ultrasettantenni”.

Articolo completo su La Valsusa del 25 novembre.

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