Non di sola polmonite si serve la covid- 19 per colpire l’organismo umano.

Ci sono anche sintomi più subdoli e meno chiari che, sebbene siano meno comuni, possono debilitare in modo significativo una persona. Uno di questi è la cosiddetta “nebbia cognitiva”.

Ne sa qualcosa la dottoressa Manuela Versino, stimata psicologa giavenese che, dal punto di vista della sintomatologia alle vie aeree è riuscita a “sfangarla” in tempi ragionevoli, mentre gli strascichi cognitivi sono durati molto più a lungo.

Era come avere la mente costantemente annebbiata, avvolta da una cortina molto pesante, qualcosa di simile, credo, all’Alzheimer o alla demenza, con l’unica differenza che ne ero consapevole”, dice la professionista. “Mi costava una fatica tremenda mandare messaggi a i miei pazienti per avvisarli che non avrei potuto riceverli, ma non si trattava di spossatezza fisica; non riuscivo a mettere insieme quei due pensieri che servivano per esprimere un concetto semplice per iscritto. E non è che oralmente andasse meglio: iniziavo un discorso, poi mi perdevo, non sapevo più da dove fossi partita qualche secondo prima. Non mi venivano, inoltre, molte parole di uso quotidiano, scambiavo spesso i nomi dei miei due figli. Una cosa pazzesca”.

Servizio su La Valsusa del 17 dicembre.

Alberto Tessa

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