È fuga dall’Afghanistan, con il famigerato, violento ed oscurantista ritorno dei talebani al potere, gonfi di un granitico integralismo religioso.

Oltre ad essere l’ennesima sconfitta dell’Occidente, che ancora una volta è riuscito, con l’America in pole position, a mostrare tutta la sua debolezza, questo accadimento drammatico ha dato la stura all’ultimo, disperato esodo da un paese martoriato da troppa guerra.

Giocoforza, questa popolazione, così segnata dal destino avverso, si sta riversando anche e soprattutto in Europa. Mentre i governi sta stanno confrontando sulle modalità di accoglienza, l’Italia è già pronta a questa nuova opera di supporto, con l’adesione di tutte le forze politiche.

In Piemonte, regione che da sempre si è distinta in questo settore, sono già stati evidenziati due “hub”, cioè due punti di accoglienza a disposizione dei profughi: uno a Settimo Torinese, in grado di ospitare un centinaio di persone, ed un altro al castello di Annone, nell’astigiano, dove si potranno garantire altri 150 posti.

Ma il luogo dove ormai da anni ci si confronta quotidianamente con questa emergenza è proprio la Valle di Susa, in particolare quella porzione di territorio che confina con la Francia.

Articolo completo su La Valsusa del 26 agosto.

 

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