I muri sono crollati, i paesi sono scomparsi: lì, dove sembra che non ci sia nulla, è rimasto solo un modo di vivere. È iniziato con questa frase il viaggio di Paola Giacomini, o forse è iniziato molto prima.

È iniziato con un’idea, con la voglia di sfidare un mare d’erba per portare, sulle orme dei Tartari, una freccia mongola a Cracovia. È diventato un sogno, quello di attraversare a cavallo l’Asia e l’Europa per costruire un ponte tra due culture attraverso il linguaggio internazionale dei cavalieri. Ed è divenuto realtà, quel sogno, grazie a una forza di volontà inenarrabile che ha portato questa giovane donna ad accostarsi alla vita quotidiana di coloro che abitano negli avamposti più sperduti della steppa. 

Paola Giacomini, classe 1979, è tornata a casa, a Caprie, e ha appena vissuto un’avventura straordinaria che le ha permesso di portare con sé, per oltre 9mila chilometri, un messaggio di pace. 

Articolo completo su La Valsusa di giovedì 19 dicembre.

Alessia Taglianetti

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