Corre l’anno 1996, giorno 26 del mese di aprile. Siamo a Trieste, sulla frontiera est italiana, a circa 600 km da Susa che, con la sua valle, rappresenta la frontiera ovest. Ma quella, si sa, è una frontiera assai più tormentata che ha visto passare sotto i suoi occhi le tragedie della Risiera di San Sabba e delle foibe.

Quel giorno a Trieste Franco Aloia (“vecchia” conoscenza dei lavoratori della valle di Susa dove ha operato negli anni ’80), allora segretario nazionale della Fim Cisl e reggente della stessa organizzazione nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia, organizza una manifestazione particolare, un “pellegrinaggio civile” sui luoghi dell’orrore della seconda guerra mondiale con un invito: “Pacificare, non dimenticare”.

“Si trattò – ricorda Franco Aloia a 25  anni di distanza– della prima manifestazione di lavoratori da tutta Italia per ricordare nello stesso giorno, ora e luogo, gli orrori nazisti perpetrati in quella terra, nella Risiera e le stragi delle Foibe commesse  dai partigiani di Tito contro migliaia di italiani”. Già, perché in quel periodo (e in parte ancora oggi) c’era una parte che negava o ridimensionava un fatto e chi, invece, negava o ridimensionava l’altro in una sorta di “macabro gioco” a fini politici. Così c’era chi disertava le ricorrenze che facevano memoria delle atrocità naziste e chi faceva la stessa cosa nei confronti degli appuntamenti che ricordavano gli eccidi “titini”. Atteggiamenti tipici di chi non ha il coraggio di fare i conti con la storia.

“Quell’iniziativa – aggiunge Aloia – tendeva proprio a ‘pacificare’ ma senza ‘ dimenticare’. Memoria delle atrocità nazifasciste e ricordo delle stragi comuniste delle foibe trovavano spazio nella stessa manifestazione. A quell’appuntamento parteciparono anche l’allora Segretario della Cisl Nazionale Sergio D’Antoni e l’allora sindaco di Trieste Riccardo Illy”.

Perché ricordare quel fatto? Non solo perché il 10 febbraio è il giorno del ricordo delle stragi delle Foibe (e perché il 25 aprile è  la festa della Liberazione dal nazifascismo) ma “perché è giusto e doveroso ricordare tutte le atrocità, facendo i conti con le cause che le hanno generate e operando perché non si ripetano. Questo è possibile se ognuno riesce a ‘concedere’ il perdono senza dimenticare di ‘chiederlo’. Ed è vero per tedeschi e italiani attori e complici delle atrocità della Risiera e per croati e sloveni che, con la partecipazione di italiani comunisti, presero parte ai massacri delle foibe. Solo se ognuno saprà fare i conti con le proprie responsabilità ed elaborando la storia si potranno percorrere le strade della riconciliazione”.

Altra riflessione. Trieste, non è solo e da sempre città di frontiera. “E’ anche coacervo di nazionalità, etnie identità religiose, conflitti ideologici. In passato, in più di un’occasione questo è stato motivo di odio, risentimento, scontro, violenza. La sfida che dobbiamo cogliere, alla luce della storia, è proprio quella di trasformare la diversità in ricchezza, in occasione di confronto e incontro tra persone; tra fratelli come dice Papa Francesco nella sua ultima enciclica”. Solo così, Memoria e Ricordo daranno frutti e sarà possibile realizzare nei fatti il sogno di un’Europa davvero unita, capace di accogliere, integrare e valorizzare le diverse nazionalità, etnie e religioni.

Bruno Andolfatto

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