Una “community” può anche essere una comunità? Ovvero, può la realtà “virtuale” di internet, e in particolare dei social media (Facebook, Twitter, Instagram e chi più ne ha più ne metta), influenzare, positivamente e/o negativamente, la vita vera, quella di tutti i giorni?

I personal media causano la degenerazione delle relazioni interpersonali, oppure possono rafforzare i legami e includere nella comunità?

E la Chiesa, intesa nella sua globalità e complessità, come sta reagendo ai cambiamenti imposti dai social?

Sono le domande a cui sta tentando di dare risposta la ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano intitolata “Le relazioni sociali al tempo dei personal media nella nella realtà ecclesiale italiana”. Nella ricerca sono stati coinvolti circa 3000 sacerdoti appartenenti a tutte le diocesi italiane che sono stati invitati a rispondere a un questionario incentrato su come internet e i social interagiscano nella realtà parrocchiale di loro pertinenza.

“La forza di questa ricerca sta nel suo approccio multidisciplinare — spiega don Luca Peyron, responsabile della Pastorale Universitaria di Piemonte e Valle d’Aosta e membro del team — Il gruppo di ricerca è infatti composto da sociologi, psicologi, pedagogisti, teologi ed economisti, in modo da riuscire a coprire, e a capire, il più possibile ogni aspetto della vita di una parrocchia”.

In particolare, il progetto intende indagare i legami sociali e la loro generatività, con particolare riferimento alle esperienze pastorali; mettere a punto una metodologia di intervento che trovi nelle tecnologie digitali una leva decisiva nel lavoro di (ri)allestimento delle reti sociali afferenti alle comunità ecclesiali; formare figure in grado di creare/rilanciare/potenziare contesti comunitari a livello ecclesiale sotto il profilo sociale, organizzativo, digitale; sviluppare strumenti, dispositivi e strategie di intervento che, grazie alle tecnologie digitali, supportino e promuovano le relazioni sociali ai diversi livelli.

“Per tutti questi motivi è importante che i preti che sono stati coinvolti in questa ricerca, i cui nomi non conosciamo, per non inficiare in alcun modo la validità dei risultati, vi partecipino con convinzione, in modo da offrirci un quadro preciso della situazione delle parrocchie italiane in quest’ambito”, prosegue don Peyron.

Il progetto è finanziato dall’Università Cattolica, in quanto “Progetto di rilevante interesse per l’Ateneo”.

Alberto Tessa

© Riproduzione riservata