Le storie a lieto fine piacciono sempre ed è bello scoprire quando alcune di esse si svolgono sotto la propria casa e grazie anche al supporto della propria comunità.

Quella della famiglia Tadevosyan è una di queste e si svolge a Sant’Ambrogio. La famiglia di Abraham, Liza e dei figli Tamara, Alen ed Elen è arrivata qui nel 2018 dalla Germania, dopo aver ricevuto il foglio di via dal governo teutonico che li ha costretti a lasciare casa ed impiego entro una settimana.

Sono approdati ai piedi della Sacra grazie alla loro conoscenza con una delle pochissime altre famiglie armene in Piemonte, quella di Koren e sua moglie, già inseriti nella comunità anche grazie all’accoglienza di don Romeo Zuppa.

Da lì, la ricerca di un impiego che permettesse alla famiglia di mantenersi economicamente.

Abraham è un cuoco di professione con 23 anni di esperienza sulle spalle. Formatosi in patria, ha viaggiato per lavorare nei ristoranti di più continenti: l’Austria e la Germania, ma anche l’Armenia stessa e Los Angeles.

Proprio dall’America sono arrivati i finanziamenti che gli hanno permesso di rilevare un’attività a Condove in cui ora ha investito ed opera con un dipendente e l’aiuto dei famigliari.

Il locale, sulla piazza centrale di Condove, ha il nome del nipotino di 4 mesi sull’insegna, l’alfabeto armeno con l’inventore Mesrop Mashtoc sui biglietti da visita e le foto del suo paese d’origine sui muri e le vetrate.

In particolare, immagini in bianco e nero della cattedrale di Echmiadzin si accostano a foto della piazza di Condove del primo ‘900.

Articolo completo su La Valsusa dell’11 luglio.

Paola Bertolotto

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