In tedesco li chiamano “bildungsroman”, romanzi di formazione, e, nei secoli passati, vissero un periodo d’oro, per poi diminuire progressivamente di numero e, spesso, pure di qualità, fino quasi a sparire. Oggi, gli editori e i lettori cercano il complotto, il thriller, l’adrenalina, l’intrigo, insomma, una trasposizione su carta della cinematografia “made in U.S.A.”. Trovare un autore (e un editore) che voglia scommettere su qualcosa di diverso, di non “main- stream”, è alquanto raro, anche perché il rischio di annoiare i lettori c’è ed è piuttosto alto. “Damasco Rosso” (arabAFenice), l’ultimo lavoro dell’autore (ormai a tempo pieno) tranese Sergio Vigna, è un esperimento ben riuscito, dove il percorso di crescita di Angelo, il protagonista, si inserisce in uno dei periodi più complicati della storia recente italiana: gli anni della contestazione. Per la verità, il ’68, nel romanzo di Vigna, ambientato a Torino, non ha un’importanza così dirompente, ma c’è, è lì sullo sfondo e fa sentire la propria influenza sul modo di pensare e di agire dei personaggi che, salvo qualche fugace eccezione, stanno ai margini delle manifestazioni e, quell’unica volta in cui il quindicenne Angelo, decisamente più per curiosità che per convinzione, prende parte insieme all’amico Salvatore a un incontro poi degenerato in sommossa, la giornata si conclude al pronto soccorso, dopo aver preso un sacco di manganellate dai “celerini”.

Angelo è orfano di padre e ha una madre che definire iperprotettiva è un eufemismo: gli pianifica ogni momento della giornata e gli scrive il futuro, almeno fino quando il ragazzo non si ribella e manda a monte i piani della madre, andando “a bottega”, a fare il tappezziere (non senza avere comunque trovato un compromesso, molto subalpino, con la noiosa genitrice). Grazie a questo lavoro, portato avanti con passione, Angelo avrà modo di vedere la “Torino bene” e di girare mezza Europa, tappezzando le residenze più signorili del vecchio continente. Il giovane scoprirà anche le gioie e le prese in giro dell’amore, uscendone rafforzato.

“Damasco rosso” è diverso da “Trabant 89”, il penultimo romanzo di Vigna, ma se c’è qualcosa che accomuna i due titoli è lo stile ricercato e delicato dell’autore che, da vero “gentleman sabaudo”, pare scrivere i suoi libri “in punta di penna”, bussando con gentilezza alla porta del cuore dei lettori.

A.T.

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