Ci sono interviste che non possono essere riportate di getto, subito dopo avere messo giù la penna e riagganciato il telefono.

Prima di trovare lettere e segni adeguati su un foglio bianco hanno bisogno di ore, talvolta di giorni, per consentire al racconto, umano, troppo umano, di sedimentarsi nell’animo di chi scrive.

Raccontare l’attività di Daniele Giacomini in Emergency, l’associazione umanitaria fondata da Gino Strada, non è facile, non perché egli non sia disponibile, né tanto meno perché non sappia cosa dire. Al contrario, l’elenco delle sue esperienze è infinito e preciso, ma gli eventi che Daniele narra sono talmente densi, i luoghi talmente reali, le persone talmente vere sia nella loro crudeltà sia nella loro profonda bontà, che spesso ci si dimentica di prendere appunti.

Lashkar Gah Afghanistan

L’ospedale di Emergency a Lashkar Gah, in Afghanistan

Daniele, 33 anni, una laurea in Economia, un buon posto alla Ferrero, fratello di quella Paola Giacomini che ha letteralmente percorso mezzo mondo a cavallo, anni fa ha deciso di lasciare tutto e di andare a lavorare laddove il contatto con la morte, la morte più brutta che fa risaltare meglio la bellezza della vita, è costante: Iraq, Afghanistan, Libia, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone e, infine, Yemen, Paese da cui è tornato appena la scorsa settimana.

Hajjah

Quella che sarebbe dovuta diventare la sede dell’ospedale di Emergency ad Hajjah, nello Yemen

Lo Yemen è una matrioska di tragedie: appena ne ‘apri’ una ne salta subito fuori un’altra e poi un’altra ancora, all’infinito — spiega Daniele — A parte la guerra civile che infuria da anni, negli ultimi mesi ci sono stati: un ciclone, un’invasione di cavallette, un’epidemia di dengue (malattia simile alla malaria, ndr.), importanti alluvioni, una carestia, il colera (endemico), il Covid- 19 e, non ultima, la burocrazia…”.

Servizio su La Valsusa del 21 maggio.

Alberto Tessa

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