Chiesa oggi

Davide Midellino è diacono, la diocesi in festa

Riassunto

Domenica 16 novembre per le mani del Vescovo Repole, Davide Midellino, di Caprie è stato ordinato diacono. Con lui altri tre della diocesi di Torino Malek Alessandro Houari (permanente) e due studenti del seminario Stefano Sola e Irvin Ottino

Diocesi di Susa in festa domenica 16 novembre per l’ordinazione di Davide Midellino di Caprie ordinato per le mani del Cardinale Roberto Repole insieme ad un altro diacono permanente – Malek Alessandro Houari – e a due seminaristi della diocesi di Torino, Stefano Sola e Irvin Ottino.

Nella cattedrale di Torino tanti i familiari, gli amici, i parrocchiani delle comunità in cui sono cresciuti, hanno svolto il loro servizio negli anni, che hanno voluto unirsi in preghiera per sostenerli ancora nel loro cammino.

Un cammino che l’Arcivescovo nell’omelia ha messo a confronto con quello vissuto da Gesù e dai suoi discepoli “Non c’è stagione della vita cristiana che non veda degli imbroglioni che, in un modo o
in un altro, in maniera più o meno consapevole, hanno la pretesa di conoscere qualcosa di più profondo di ciò che Cristo stesso ha detto, e si ergono a profeti. Ma Gesù mette in guardia anche dal fatto che ci saranno terremoti, carestie, che ci saranno guerre, che accadranno delle cose spaventose: e anche con questo i discepoli di Cristo, di stagione in stagione, dovranno fare i conti. Soprattutto, però, Gesù dice ai suoi discepoli, in maniera netta, quasi caustica, che devono prepararsi – nella misura in cui saranno dei discepoli suoi e degli annunciatori del Regno e quindi di Lui – devono prepararsi alle persecuzioni, all’odio, al rifiuto, non soltanto da coloro da cui se lo possono aspettare, ma addirittura tra gli intimi, i genitori, i fratelli, gli amici… Anche lì il discepolo sa di poter incorrere nella persecuzione, nel rifiuto, nell’odio, nell’astio”.

“Ma non si ferma qui Gesù” – ha proseguito – “Avverte i suoi discepoli di ciò a cui vanno incontro, ma nello stesso tempo, in maniera più o meno esplicita, consegna loro anche quell’atteggiamento che sempre essi devono avere rispetto ai falsi profeti, alle grandi disgrazie, alle guerre e soprattutto di fronte alle persecuzioni. Degli atteggiamenti che mi sembrano oggi particolarmente calzanti anche per voi – Malek, Davide, Irvin e Stefano che ricevete il diaconato, perché forse possono essere una piccola bussola attraverso la quale orientare il vostro cammino cristiano e il vostro ministero”.
Ed ecco gli atteggiamenti: “rimanere in ascolto profondo di quella Parola del Verbo di Dio, che è la sorgente inesauribile di tutte le parole scritte nella Bibbia. Diventare diaconi significa avere avuto un rapporto, un dialogo con Cristo, ma significa nello stesso tempo consegnarsi alla sua Parola e impegnarsi, per quello che è nelle nostre possibilità, a rimanere costantemente in ascolto di Lui che
parla, ed essere a servizio di questo dialogo, che deve instaurarsi con tutte le donne e tutti gli uomini. Non si tratta di catturare la Parola, non si tratta di diventarne i padroni: si tratta di essere a servizio, perché ciascuno – ciascuno! – possa entrare in un dialogo intimo, unico, insostituibile con Cristo, che è la Parola eterna del Padre”.

Ascolto e radicamento nella Parola, ma anche un modo diverso di affrontare le paure e di sostenere chi ne è in balia: “Essere diaconi è, in qualche modo, indicare una strada perché la gente non viva di paura e dunque sia libera, sia autenticamente libera. E soprattutto Gesù invita ad assumere un atteggiamento ben preciso – a ben vedere sconvolgente – rispetto alle persecuzioni, agli odi, alle resistenze che si trovano: non preparare la propria difesa, rinunciare a difendersi. E anche questa è una bussola per il vostro ministero”. Ed infine dall’Arcivescovo una sottolineatura che è stata al contempo un augurio “Nella
perseveranza” – ha concluso – “nella sopportazione paziente, si capisce chi si è. Si è di casa in se stessi perché si coglie quante potenzialità ci sono in noi, ma soprattutto si coglie che siamo il sacrario della presenza di Dio. Vi auguro di sperimentarlo e di viverlo!”.

Al termine della celebrazione la gratitudine dei 4 ordinati per chi li ha accompagnati, per il Vescovo Nosiglia con il quale avevano iniziato il cammino e per i formatori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Visualizza l'informativa privacy. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.