Le nostre assemblee domenicali, soprattutto in certi orari, offrono alla vista una distesa di teste grigie o canute. I telegiornali, viceversa, ci mostrano in occasione dei raduni giovanili indetti dal papa folle sterminate di giovani festanti. Parlando coi ragazzi, a scuola, nei luoghi di incontro giovanile, non è infrequente sentire affermazioni più o meno categoriche di teenagers che si dichiarano tranquillamente non credenti. Salvo poi trovare questi stessi ragazzi impegnati in azioni caritative anche a “marchio ecclesiale”.

Ma allora qual è il rapporto dei giovani con la fede? Come essi si pongono di fronte agli interrogativi della vita, di fronte alla domanda di senso? Cercano risposte in altre forme di spiritualità diverse dal Cristianesimo o escludono del tutto la questione trascendente? E cosa pensano della Chiesa?

Sono domande che è doveroso porsi, soprattutto da parte di chi dal punto di vista pastorale è impegnato con i giovani, ma anche da parte di tutti coloro che si sentono appartenenti alla Chiesa: senza giovani non c’è futuro! Una Chiesa che non sa rinnovare i suoi membri è destinata a estinguersi.

Uno stimolo alla riflessione su questo pressante argomento viene dall’Ufficio Diocesano per la Scuola in collaborazione con la pastorale Giovanile Diocesana, che organizzano per venerdì 5 aprile un incontro formativo dal titolo “Ateismo e nuova sensibilità religiosa dei giovani d’oggi”. L’incontro sarà condotto dal professor Franco Garelli, docente universitario, sociologo da sempre impegnato nella ricerca sul mondo giovanile e i fenomeni religiosi nella società contemporanea. Autore di numerose pubblicazioni e coordinatore di gruppi di ricerca, è autore di un volume intitolato “Piccoli atei crescono. Davvero una generazione senza Dio?”, uscito nel 2016 per i tipi dell’editrice universitari Il Mulino di Bologna, libro da cui prende le mosse per la riflessione che guiderà.

Articolo completo su La Valsusa del 28 marzo.

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