“Il tempo è un pozzo nero. E la magia che abbiamo in mano noi musicisti è quella di stare nel tempo, di dilatare il tempo, di rubare il tempo”.

Aveva ragione Ezio Bosso, geniale musicista, pianista, compositore e direttore d’orchestra torinese, scomparso quattro mesi fa al termine di una lunga battaglia contro il cancro ed una malattia neurodegenerativa che lo aveva costretto in carrozzina.

Aveva ragione perché nonostante dal 15 maggio scorso il panorama musicale italiano e non solo sia rimasto orfano di un artista di indubbio talento e personalità, lui continua a rimanere nel tempo grazie alla sua musica.

Ed è per questo che nei giorni scorsi, in occasione di quello che sarebbe stato il suo 49esimo compleanno, in molti hanno scelto di ricordarlo.

Su iniziativa della Regione Piemonte e dell’Associazione Amici del Forte a lui, sabato 12 settembre, – ultimo giorno di apertura del Forte di Exilles – è stata intitolata la Cappella del Beato Amedeo, la stessa che nel 2015 aveva visto il suo debutto live con il doppio album “The 12Th Room“.

Servizio su La Valsusa del 17 settembre.

Federica Allasia

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