Nell’occhio del ciclone, in questi giorni, ci sono loro: i medici del corpo. Quelli che stanno combattendo contro il Coronavirus negli ospedali e ovunque ce ne sia bisogno. Poi ci sono i “medici della mente”, gli psicologi, quelli che ci aiutano a fare i conti con altri virus: paura, intolleranza, stress. E dei medici dell’anima non ne parliamo? Sono i nostri sacerdoti, i parroci delle nostre comunità chiamati a dare speranza, a incoraggiare le persone in questi giorni difficili, a puntare la luce sulle cose che contano davvero.

Il primo che “sentiamo” è don Pierluigi Cordola, parroco di Villar Dora. Lo ha fatto per noi la nostra corrispondente Anna Olivero.

Durante l’omelia della Messa delle 11, ieri a a Villar Dora, don Pierluigi Cordola ha fatto un breve cenno alla situazione sanitaria che stiamo vivendo, alludendo alla coincidenza che la vuole in concomitanza col periodo quaresimale: “Siamo in un momento delicato ma ricordiamoci di avere sempre uno sguardo anche su altre vicende come le epidemie in Congo e la terribile guerra in Siria”. Al termine dell’omelia, don Pierluigi Cordola ha letto la lettera del vescovo Cesare Nosiglia: “Invochiamo lo Spirito Santo su questa umanità che soffre ma che spera”.  Un invito ad essere attenti, solidali, a sperare. E anche a utilizzare in modo positivo il maggior tempo che, per forza di cose, le persone trascorreranno di più a casa, in famiglia: “Sarebbe una cosa splendida che i genitori credenti proponessero ai figli di pregare insieme. Gli “strumenti” per farlo non mancano: il catechismo, il Vangelo della domenica”, dice don Pierluigi. Un’occasione per riunire la famiglia intorno alle “cose che contano”: l’ascolto, il dialogo e, perché no, la preghiera. Ottimi antivirus, non c’è che dire.

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