A prima vista potrebbe sembrare un normale escursionista in giro per le borgate alpine dell’Alta Val Sangone: zaino in spalla, bastone in mano e scarponcini ai piedi. Eppure, è proprio il caso di dire che l’abito non fa il monaco, perché sotto quell’abbigliamento da montagna si cela non soltanto un sacerdote ma anche una delle menti più brillanti della Facoltà Teologica di Torino, un uomo che, in 46 anni di insegnamento ininterrotto (dal 1969 al 2015), ha istruito buona parte del clero delle diocesi piemontesi.

Stiamo parlando di don Pierangelo Gramaglia, “Don Gramaja”, come dicono a Giaveno e a Coazze.

Già, perché don Pierangelo avrà anche un cervello da intellettuale, ma rimane pur sempre un prete e come tale, nonostante l’età avanzata, continua ad avere qualche impegno pastorale.

La sua base è la piccola chiesa di San Giacomo dell’Indiritto, minuscola borgata coazzese a mille metri di altitudine.

Qui, don Pierangelo, ogni domenica alle 11, celebra la Messa, una funzione che è sempre molto partecipata.

E pensare che a Coazze don Gramaglia c’era arrivato senza quasi sapere dove si trovasse. “Era il 1992 — spiega il sacerdote — E sì, Coazze la conoscevo di nome, avendo io frequentato anche il seminario minore di Giaveno, ma ignoravo la bellezza di questi luoghi e la grande umanità della gente che li abita”.

Articolo completo su La valsusa del primo agosto (all’interno dello Speciale Estate).

Alberto Tessa

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