Le persone normali non sono nere”. Può sembrare una frasaccia appartenente a un repertorio lontano nel tempo e invece è la risposta che si è sentito dare, qualche anno fa, Mpanzu Bamenga, cittadino olandese di colore, ex rifugiato, quando chiese alla polizia che lo aveva appena fermato per un controllo perché, fra tante persone, avessero controllato soltanto lui e altri amici di origini africane.

Se nemmeno i civilissimi e multiculturali Paesi Bassi sono estranei al razzismo, c’è poco da stare allegri.

Bamenga è stato uno dei tanti relatori con cui ragazzi e ragazze provenienti da tutte le regioni d’Italia e da 22 paesi europei hanno potuto confrontarsi a Lampedusa dal 30 settembre al 4 ottobre scorsi, nell’ambito del progetto intitolato “Siamo sulle stessa barca”, organizzato dal “Comitato 3 ottobre” che si occupa di tenere viva la memoria del tragico naufragio che in quella data, nel 2013, al largo proprio di Lampedusa, causò la morte di 368 migranti.

Fra i partecipanti all’evento lampedusano c’erano anche Riym Chaoui- Aziz e Rossella Baudano, due ragazze in rappresentanza della quinta A del liceo Scientifico Pascal di Giaveno, accompagnate dalla professoressa Patrizia Vannini, docente  di Inglese che ha coordinato le attività con cui l’intera classe (e una classe della scuola “gemella” in Irlanda) ha realizzato un e- book incentrato sull’analisi delle dinamiche migratorie nel passato (analizzando soprattutto i flussi degli italiani verso gli Stati Uniti, l’Argentina, il Belgio e la Germania e quelli irlandesi verso il Nuovo Mondo) e nel presente.

Articolo completo su La Valsusa del 14 ottobre.

 

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