Cronaca

Duecento italiani a Gerusalemme, preti torinesi ancora bloccati

I cieli restano chiusi in Terra Santa, i voli aerei interrotti: tutti i pellegrini per ora restano a Gerusalemme, dove la vita scorre comunque tranquilla perchè la guerra è altrove. Non così a Tel Aviv e ad Haifa, colpite da missili.

Neanche oggi si fanno previsioni sulla data di rientro dei sedici preti piemontesi, in gran parte torinesi, che sono bloccati in città insieme a un diacono e a due addetti dell’Opera Diocesana Pellegrinaggi, in contatto continuo con l’Ambasciata Italiana per organizzare il rientro appena sarà possibile.

Attendono a Gerusalemme vari gruppi di pellegrini italiani, più di 200, fra essi alcune decine di giovani della diocesi di Lucca con il loro Vescovo e un gruppo di 70 lucani. Gerusalemme, come detto, non è toccata dalla guerra che oppone l’Iran e Israele da sabato 28 febbraio. Al di là del clima di apprensione per la crisi internazionale, nella città santa la vita è normale e senza pericoli. Gli scoppi uditi domenica sera nell’estrema periferia della città dipendono dall’intercettazione di un missile in volo dall’Iran verso Tel Aviv, documentato dal video che abbiamo ricevuto e pubblicato.

MEDIORIENTE IN FIAMME – Dopo l’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti, Teheran sta compiendo durissime ritorsioni, con missili che hanno colpito Dubai, Riad e addirittura Cipro alle porte dell’Europa. Ai missili sparati dal Libano (Hezbollah) contro Haifa sta rispondendo l’esercito israeliano, pare con movimenti di truppe anche a terra. Si contano morti in località israeliane, ma non a Gerusalemme, dove la vita è tranquilla.

Il cuore della crisi internazionale è ovviamente in Iran, dove i bombardamenti di Israele e Stati Uniti hanno compiuto le stragi più pesanti sui civili e non si conosce l’esatto numero delle vittime, tantissime.  E’ morto sotto le bombe il presidente Khamenei, il regime degli ayatollah è duramente colpito, con altri morti nelle posizioni di vertice, ma per ora resiste. L’opinione del mondo è divisa, fra la soddisfazione per il colpo assestato al terribile regime iraniano, il dolore per la violenza che torna ad infiammare il medioriente e una diffusa inquietudine per il significato delle azioni militari unilaterali (oggi si muovono Usa e Israele, ieri la Russia, domani la Cina?), che ignorano e scavalcano ormai senza esitazione tutti i percorsi del diritto internazionale. Gli Stati Uniti prevedono di proseguire le operazioni militari per settimane, con il prezzo del petrolio che ha già cominciato a salire in tutto il mondo.

IL PAPA – Se Trump annuncia settimane di bombardamenti, accettando il rischio di un allargamento incontrollato del confluito, Il Papa dopo la preghiera domenicale dell’Angelus ha chiesto di fermare subito le ostilità: “Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi – ha detto – rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza, prima che diventi una voragine irreparabile”.

«La stabilità e la pace – ha scandito il Papa – non si costruiscono con minacce reciproche né con le armi che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile”. Di qui l’auspicio “che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica fondata sulla giustizia».

ITALIA TAGLIATA FUORI DAGLI STATI UNITI – Il cuore della crisi è in Iran, ma la reazione di Thereran sta infiammando tutto il medioriente, con molti occidentali e italiani presenti nell’area e in difficoltà a rientrare nei loro Paesi, fra essi il ministro italiano della Difesa, che era in vacanza a Dubai con la famiglia perché ha ammesso che gli Stati Uniti avevano tenuto l’Italia e l’Unione Europea all’oscuro sull’intenzione di attaccare. Nessun rapporto privilegiato fra Roma e Washington.

Missili iraniani hanno colpito per ritorsione vari paesi, tra l’altro la città di Dubai, dove sono bloccati in albergo anche alcuni studenti torinesi in attesa di un ponte aereo che li riporti in Italia. Crosetto è rientrato a Roma con un aereo militare, precisando di aver pagato il volo “tre volte più di un volo civile”.

PRETI TORINESI BLOCCATI – A Gerusalemme risultano bloccati vari italiani che si trovano in città anche per motivi di lavoro o di studio. Sabato i 16 preti e il diacono del gruppo piemontese, in gran parte provenienti dalla Diocesi di Torino,  stavano dirigendo al Giardino del Getzemani quando è scattato l’allarme alla notizia dei bombardamenti scatenati da Israele e dagli Stati Uniti sull’Iran.

“Stiamo circolando senza problemi nella città vecchia, nella foto il nostro gruppo – ci ha riferito già sabato pomeriggio don Daniele D’Aria, parroco nel quartiere Lingotto – La situazione è apparentemente tranquilla. All’interno della città vecchia si circola liberamente ma non si può uscire dalle mura. I negozi sono chiusi e le strade, di solito piene di gente come è stato fino a stamattina sono vuote. Siamo in attesa di capire quando ripartiremo ma al momento non abbiamo notizie. I responsabili dell’Opera Diocesana Pellegrinaggi sono in costante contatto con il consolato italiano, la compagnia aerea che deve riportarci in Italia e il ministero del turismo israeliano per avere notizie utili. Il clima tra noi è tranquillo, stiamo appunto passeggiando tra le strade della città vecchia”.

Due giorni prima il gruppo piemontese aveva incontrato il Patriarca di Gerusalemme card. Pizzaballa, portando aiuti economici.

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