Christus tradidit seipsum pro me” (Gal 2,20): le parole scelte da mons. Repole per il proprio motto episcopale sono tratte dalla Lettera di Paolo ai Galati laddove l’Apostolo sottolinea che Cristo “ha dato se stesso per me”.

Secondo la tradizione araldica della Chiesa cattolica, lo stemma di un Arcivescovo Metropolita è tradizionalmente composto da uno scudo, una croce doppia “patriarcale”, un cappello prelatizio (galero), con cordoni a venti fiocchi, un pallio bianco (un paramento liturgico tipico degli Arcivescovi che presiedono una provincia ecclesiastica con una o più diocesi), un cartiglio recante il motto.

Il “campo” dello scudo scelto dal nuovo vescovo è rosso, colore dell’amore e del sangue: l’amore intenso e assoluto del Padre. I tre chiodi posti sulla banda sono un chiaro riferimento alla Sindone custodita nella Cattedrale di Torino; essi infatti, come la corona di spine, sono i segni esteriori della Passione di Gesù.

Ampio servizio su La Valsusa del 5 maggio.

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