In tempo di guerra i torinesi “fuggivano” dalla città e riparavano nei borghi delle valli per trovare riparo dai bombardamenti o proprio perché le bombe avevano distrutto la loro casa ed erano alla ricerca di un tetto.

Nei tempi del Covid-19, dopo mesi di confinamento – spesso vissuto con sofferenza quasi claustrofobica – non pochi cittadini, appena autorizzato il (quasi) “liberi tutti” si sono messi a cercare casa in valle di Susa (e non solo).

Motivi: il desiderio di spazi aperti, a contatto con la natura; il timore che un altro “lockdown” ci costringa a rimanere reclusi tra le nostre quattro mura.

E un conto è se queste si trovino all’interno di uno spazio chiuso in pochi (o tanti) metri quadri al quinto piano di un palazzo in città, un altro conto è se le quattro mura siano una casetta (piccola o grande che sia) di montagna, con un giardino, a pochi metri da un sentiero che porta nei boschi e dove si possa respirare aria pulita.

La fuga dalla città è in atto e se ne sono accorte le agenzie immobiliari che da mesi ricevono richieste da persone in fuga dalla città.

Ampio servizio su La Valsusa del 10 settembre.

Bruno Andolfatto

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