di Franco Chittolina *

Mancano meno di due mesi alle prossime elezioni europee e si moltiplicano sondaggi e previsioni sul risultato del voto. Prima di fornire i dati in circolazione è bene ricordare quello che tutti ormai sanno e cioè che una cosa è la risposta, frettolosa anche se sincera, alla domanda del sondaggista e altro può essere il voto dopo più attenta riflessione e che, allo stato della campagna elettorale, mancano ancora troppi elementi per orientare la decisione dell’elettore.

Senza dimenticare che resta ancora da chiarire se vi sarà una partecipazione alla consultazione elettorale da parte del Regno Unito, detentore potenziale di 73 seggi, destinati ad essere in parte ridotti nell’emiciclo e in parte ripartiti tra gli altri Paesi UE in caso di Brexit consumata in tempo utile.

Prese queste elementari precauzioni la notizia prevalente a livello europeo assomiglia a una non-notizia, nel senso che non sembrano annunciarsi novità sconvolgenti nella formazione della futura Assemblea di Strasburgo, dove resteranno largamente maggioritari gli “europeisti”, con in testa il Partito popolare europeo e quello socialista, seppure con una consistente riduzione di seggi, con una conferma dei liberali in significativa crescita e Verdi e Sinistra unita previsti relativamente stabili rispetto alla legislatura che si sta concludendo.

E non è una  notizia nemmeno il cambiamento che si annuncia, quello di una forte crescita delle forze politiche sovraniste, con  la radicalizzazione di una destra già presente in passato nel Parlamento europeo, ma rafforzata da nuovi innesti in provenienza dalla Germania, dall’Austria e dai Paesi di Visegrad, come la Polonia, l’Ungheria e la Repubblica ceca, mentre sorprese in senso contrario sembrano annunciarsi dopo l’elezione della prima Presidente donna, l’europeista Zuzana Caputova, in Slovacchia.

Superfluo aggiungere che un grosso contributo a questa variegata destra è atteso grazie alla Lega italiana, pronosticata prima forza politica con il 32% dei consensi in Italia, candidata a diventare il secondo partito nel Parlamento europeo dopo la CSU/CDU dei cristiano-democratici tedeschi.

Viaggerebbero invece ormai appaiati in Italia il Partito democratico e il Movimento Cinque stelle, attestati attorno a quota 20%, in crescita il primo e in caduta il secondo, mentre non raggiungerebbe il 10% Forza Italia e supererebbe di poco la soglia di sbarramento del 4% Fratelli d’Italia. Una soglia di sbarramento che rischia di lasciare fuori dall’emiciclo di Strasburgo Più Europa di Emma Bonino, cui potrebbe non bastare il soccorso di Italia in comune di Pizzarotti.

Questo sommariamente il quadro delineato da sondaggi che sembrano godere di qualche attendibilità, in attesa di capire meglio quale nuovo Parlamento europeo potrebbe derivarne. Una cosa pare fin d’ora chiara: sarebbe sorprendente se i risultati del voto consentissero ai due partiti dei popolari e dei socialisti, di mantenere insieme, come in passato, la Presidenza del Parlamento: nella prossima legislatura, la maggioranza “europeista” dovrà aggregare i liberali, se non anche i Verdi e anche così dovrà fare i conti, non senza problemi, con l’opposizione dei “sovranisti”, anche se meno numerosi di quanto si temeva, oltre che meno compatti tra loro, vista la competizione al loro interno nella difesa dei propri interessi nazionali.

Sorprese però potrebbero venire, all’indomani del voto, da cambiamenti di alleanze tra componenti obbligate a spostarsi e aggregarsi per formare gruppi politici dotati dei numeri indispensabili previsti dai regolamenti parlamentari.

Un’ipotesi suggerita dall’ingresso in Parlamento delle forze politiche di centro che potrebbero convergere sulla scia del partito di Emmanuel Macron  e il problematico approdo tra i gruppi politici a Strasburgo dei Cinque stelle, come ha dimostrato l’attuale legislatura, e che potrebbe interessare forze politiche di destra, come quelle ungheresi e polacche.

E’ ancora presto per dirlo, ma potrebbero venire di qui le maggiori sorprese dopo il voto del 26 maggio.

*(Franco Chittolina è il presidente di Apice, Associazione per l’Incontro delle Culture in Europa) nata nel 2005 per promuovere la convivenza civile e la cittadinanza attiva tra le molte culture approdate in Europa sostenendo il processo di integrazione comunitaria e operando per la rifondazione dell’Unione Europea in quella che è la nostra nuova società multiculturale)

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