“Bergamo e Milano sono un altro discorso, ma qui a Torino in questo momento il sangue è abbastanza”. Così sintetizza Bruno Piazza, presidente dell’intercomunale Arnaldo Colombo che organizza i prelievi di sangue per le sedi AVIS delle provincie di Torino e Cuneo.

Gli fa eco Giovanni Borsetti, presidente FIDAS ADS Piemonte: “Il problema c’è stato a livello nazionale, ma il Piemonte rifornisce il Piemonte e qui non c’è stata emergenza”.

Così i due responsabili, dalla loro posizione in prima linea, spostano l’inquadratura della cosiddetta emergenza sangue legata al Corona Virus dal calo delle sacche alla perdita di continuità nelle donazioni.

Bruno Piazza - AVIS Intersezionale A.C.

Bruno Piazza – AVIS

La risposta agli appelli nazionali

Fra gli effetti collaterali dell’emergenza Covid19 c’è anche la disinformazione diffusasi sulle donazioni di sangue in Italia. Se da un lato i media e i soggetti istituzionali (fra cui lo stesso Centro Nazionale Sangue) hanno rinnovato gli appelli a donare, dall’altro la pretesa carenza di sacche ha spinto molti italiani a farlo nello stesso periodo.

“I donatori italiani sono degli animali eccezionali, nel senso migliore del termine”, dice Piazza, “si è già visto in altri momenti della storia italiana. Quando la televisione lancia un appello i donatori rispondono. Ora però i referenti della Città della Salute [dove le sacche vengono trattate, n.d.r.] ci hanno detto chiaramente che hanno fin troppo sangue. Temo che i donatori vengano tutti insieme e si rischi di non averne più nelle prossime settimane”.

Dello stesso avviso Borsetti, per cui il problema è stato il mancato approfondimento della situazione: “Il donatore italiano è una persona generosa, ma spingerlo a donare indiscriminatamente mette in crisi le associazioni”. Per il presidente FIDAS ADSP, più che del calo delle donazioni, si dovrebbe parlare di discontinuità nelle donazioni: “è esigenza assoluta che i donatori mantengano la propria periodicità”.

Giovanni BOrsetti - FIDAS ADSP

Giovanni Borsetti – FIDAS

Gli appelli a prenotarsi per le donazioni

Dal brusco calo di inizio crisi corona-virus, la situazione piemontese è infatti migliorata tanto da arrivare all’eccesso opposto. Complice l’esigenza di sangue scesa drasticamente per via degli interventi chirurgici ridotti all’essenziale, complice l’aumento di donazioni dovuto agli appelli su scala nazionale, ci si trova ora al paradosso per cui si rischia di averne in surplus oggi e non in sufficienza nelle prossime settimane.

Sangue ed emocomponenti infatti hanno ridotti tempi di conservazione, così come i donatori devono aspettare fra un prelievo e l’altro. Per questo gli appelli recenti delle associazioni girano tutti intorno allo stesso tema: i donatori devono prenotarsi al proprio gruppo di riferimento. “Anche per questo c’è stata un’accelerazione da parte delle associazioni ad organizzare i prelievi su base oraria”, ancora Borsetti, “in modo tale da un lato di evitare assembramenti, dall’altro di evitare di raccogliere più sangue di quello che era lecito raccogliere”.

Paola Bertolotto

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